BIOGRAFIA del Pastore Antonino Chinnici

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BIOGRAFIA del Pastore Antonino Chinnici

Messaggio  Lieto Annuncio il Dom 9 Nov 2014 - 13:16


1
LA MIA GIOVINEZZA IN CRISTO GESU’
Ricordo che, fin da ragazzo, mi piaceva guardare il cielo di notte, specie quando
c’erano dei temporali e, nell’oscurità, aspettavo qualche fulmine che squarciasse
l’atmosfera; erano momenti bellissimi e solo allora mi rendevo conto di un vero e
proprio mondo che c’era al di sopra dell’umanità.
Questa tendenza di scrutare attentamente le stelle e tutto il creato la porto ancora con
me; non mi ha mai lasciato nonostante siano trascorsi tanti anni.
Coinvolto con i miei familiari nelle cose del presente secolo (come tutti del resto),
vivevamo, in quel tempo, senza l’Evangelo perché nessun ambasciatore del Signore
era mai venuto a portarci un raggio di questa meravigliosa Luce; però il Signore
afferma nella Sua Parola che “tempi e stagioni maturano per la Sua Volontà”.
Fu così che il Signore mandò dei missionari dagli Stati Uniti d’America, i quali
portarono la Parola di Dio al mio paese di origine1.
Ricordo che la sera, quando passavo vicino al luogo dove si radunavano, cominciavo
a beffarli perché – a mio parere – sembravano tante pecore “stonate” che non
avevano né testa, né coda.
Così, con le mie smorfie, facevo ridere la gente che veniva intrattenuta da una
beffarda e stravagante solidarietà che ci faceva sentire tutti forti e soddisfatti anche se
non capivamo di offendere il Signore Gesù, Colui che era morto per noi.
In quel tempo fui ingaggiato come minatore2, perché era in costruzione una strada fra
le montagne nel territorio del mio paese.
Noi minatori avevamo il compito di aprire un varco agli operai che ci avrebbero
seguito e che avrebbero portato avanti i lavori di costruzione.
Ricordo che a mezzogiorno ci si radunava per gruppi e si mangiava, e in una di
queste pause qualcuno cominciò a parlare del Signore.
Mi guardai attorno per vedere chi fosse e vidi che si trattava di compaesani, gente che
conoscevo bene e così dissi fra me:
- “…ma questa gente…improvvisamente parla dell’Evangelo? Come mai? Chi
glielo ha insegnato?”
Nel frattempo, però, criticavo e schernivo, mentre gli altri operai ridevano godendosi
lo “spettacolo”.
Passarono almeno un paio di mesi, io continuavo a criticare l’Evangelo e notavo che
la gente mi apprezzava e rideva con me; in fondo c’era spettacolo gratis e assicurato,
quando gli “operai di Dio” parlavano di Cristo.
Un giorno, uno di loro mi disse:
- “Sai leggere?”
1 Belmonte Mezzagno, in provincia di Palermo.
2 Un’attività che divenne poi la mia professione.
2
- “Certo che so leggere!” - risposi - così lui replicò:
- “Fatti dare un Vangelo dal tuo prete e noterai che le cose che dico sono la pura
Verità biblica”.
A quel punto gli replicai che ciò che mi diceva non mi interessava per nulla; in effetti
volevo uscire “a galla” come del resto vogliono fare tutti gli uomini perchè è un
sentimento naturale quello di non darsi mai per vinti, così cercavo di districarmi tra le
spine e, come si dice, volevo “arrampicarmi sugli specchi”; quando, però, il Signore
mette la Sua mano, tutto ciò che è “a galla” và a fondo perché il Signore ci insegna
che se vogliamo stare “a galla” dobbiamo prima scendere molto in basso, come fece
Lui e come la Sacra Scrittura ci testimonia3.
Quando la giornata di lavoro finiva, tutti gli operai avevano l’abitudine di ritrovarsi
nella piazza del paese per fare quattro chiacchiere, parlando del più e del meno.
Una sera di quelle, mentre mi trovavo in piazza e stavo parlando con mio padre,
uomo forte e davvero vigoroso, ci venne incontro l’arciprete di Belmonte che ci
disse:
- “Ragazzi, questa sera vi invito al Circolo Cattolico, venite a trovarci…”.
Mio padre, guardandomi un po’ incuriosito, disse di andare ma io non volevo e feci
una certa resistenza, però lui mi fece forza e così lo seguii; quando arrivammo al
Circolo Cattolico vidi tutti i notabili del paese che erano riuniti in una grande sala e
sembrava proprio che aspettassero noi; c’era anche l’arciprete.
Ad un tratto, il padre del religioso si alzò e disse:
- “Vi abbiamo riunito qui perché in questo paese due missionari sono venuti a
toglierci la pace. Sono venuti dall’America con questo Evangelo e la gente non sa
cosa fare, per cui dobbiamo combatterli con la stessa arma, con lo stesso Evangelo,
perciò ve ne daremo alcune copie che leggerete a casa e, tra otto giorni, ci
ritroveremo qui ed ognuno esprimerà il suo giudizio su ciò che avrà letto, va
bene?”
Qualcuno fu convinto, qualcun’altro un po’ meno, ma alla fine facemmo per come
s’era detto, per cui quella stessa sera cominciarono a distribuirci alcune copie
cattoliche del Nuovo Testamento e dei Fatti degli Apostoli.
Appena colui che distribuiva le copie mi fu vicino, mi sussurrò di fare un’offerta; io
avevo del denaro in tasca, ma non glielo diedi, gli dissi:
3 Il Signore, essendo Dio Altissimo, si fece uomo; venne fra noi e, come Parola di Dio Vivente e
umanata piena di Grazia e di Verità, ci ministrò l’Evangelo, promettendoci un Regno eterno
celestiale, molto diverso da questo povero mondo.
3
- “Guarda, se ne parla un’altra volta!”
Quell’uomo mi rispose che aveva fiducia in me, per cui era convinto che gli avrei
dato una certa somma dopo qualche giorno.
Cari lettori, in quel tempo non avevo veramente idea dell’opera che Dio voleva fare
nel mio cuore, così avvenne che l’indomani andai a lavorare e continuai a beffare
quei “poveri” operai che, avendo accettato Gesù, parlavano con entusiasmo
dell’Evangelo, e fu così che uno di essi si avvicinò e mi rivolse la parola:
- “Tu sai leggere vero? Fatti dare un Evangelo e leggerai le stesse cose che io dico”.
Fra me confermai il fatto che possedevo un Evangelo e mi dissi:
- (Io ho un Evangelo, l’ho appena ricevuto, voglio vedere questa sera quello che c’è
scritto).
Finito il turno di lavoro corsi a casa, mi lavai e cominciai a leggere il Nuovo
Testamento che mi avevano “regalato”; lo aprii ed ecco la mia vista si posò
sull’Evangelo di Giovanni, capitolo 4 versi 23 e 24, dove è scritto:
“Dio è Spirito, perciò comanda che i veri adoratori, adorino Iddio in Ispirito e
Verità”.
E’ proprio così che il Padre comanda e, cioè, che i veri adoratori adorino il Padre in
Ispirito e Verità.
Questa Parola fu come una Luce che entrò dentro me; girai lo sguardo sui muri di
casa e vidi che dappertutto c’erano idoli: Giuseppe, madonne allegre e addolorate;
insomma “gente” sotto tutti gli aspetti. Allora dissi a voce udibile:
- “Se Dio è Spirito e Verità, queste cose che ho, cosa sono?”
Mi alzai subito, le presi tutte e promisi di uscire e di distruggerle ma, a quel punto,
qualcuno della famiglia mi fece presente che avrei potuto starmene tranquillo a casa,
però io risposi a tono:
- “Ora, devo uscire ora! Questo è il momento di uscire”.
In quel tempo la mia voce era quella di un leone e non ammettevo repliche; oh gloria
sia al Signore, Egli sa cambiare i “leoni” in umili “agnellini”, Amen.
Così misi quel Vangelo in tasca e scesi in piazza; sembrava la scena descritta negli
Atti degli Apostoli, quando i Greci si recavano in piazza non solo per passeggiare ma
anche per parlare del più e del meno, informandosi così delle novità che circolavano
tra i popoli.
4
In piazza, dunque, stavo passeggiando quando vidi uno di quelli che erano stati con
me al Circolo Cattolico; quel tale sarebbe divenuto un ingegnere importante,
cresciuto all’ombra delle “…tonache…”
Gli dissi se poteva darmi una spiegazione su qualcosa che non avevo capito ed egli
acconsentì:
- “…Sì, certo Nino...certamente…” mi disse, così subito continuai:
- “Dio ha detto che vuole essere adorato in Spirito e Verità mentre voi,
contrapponendovi alla Volontà del Signore, avete ripieno le case, le chiese e il
mondo di statue”.
- “No!” rispose perentoriamente, “per comprendere l’Evangelo bisogna attendere
alla Rivelazione della Madre Chiesa”.
Quella risposta non mi convinse, assolutamente, così gli risposi anch’io con tono
perentorio:
- “…Ma non è lo Spirito Santo che ha dettato il Vangelo ai santi uomini? E non è Lui
che illumina la mente di chi vuole amare e servire il Signore?”
Non mi ero accorto, parlando, che s’era fatta intorno a noi una grande folla; ad un
tratto il fuoco di Dio cadde sopra me e non compresi più quello che il Signore mi
faceva dire, ma quando il prete si accorse che io, da solo, tenevo testa a una grossa
moltitudine di persone, ordinò ai suoi amici di andare in chiesa e di suonare le
campane.
Lo scopo era quello di raccogliere quanta più gente possibile per linciarmi.
Non sbaglio se definisco quel periodo come il tempo della “molta politica” perchè
era un tempo caratterizzato dalla presenza di molti Comunisti4 che si vantavano di
essere atei.
Il fragoroso suono delle campane radunò circa 3000 persone, tante quante ne poteva
contenere quella piazza. La gente che non sapeva, almeno inizialmente, cosa stesse
succedendo, era venuta fuori dalle case, dai bar, dai luoghi più diversi ed era accorsa
prontamente ed erano venuti pure i Carabinieri e i Comunisti.
Non so cosa stesse succedendo, ma l’intento di un linciaggio nei miei confronti era
ben chiaro; immaginate le grida, gli spintoni, le accuse.
Il Signore, ad un tratto, mise in loro uno spirito di confusione così, fino a notte, tutte
quelle persone continuarono a contrastarsi l’uno con l’altro; un gruppo contro l’altro;
tre contro due e due contro tre.
Era davvero come al tempo della torre di Babele.
4 La presente biografia non ha alcun interesse politico, né fa riferimento ad ideologie politiche o a
logiche partitiche. Così, con questo termine “storico” si vuole intendere l’insieme di quelle persone,
notoriamente appartenenti all’area politica Comunista che manifestavano apertamente idee anti-
Cristiane.
5
Improvvisamente, venne da me il Maresciallo dei Carabinieri, mi prese sottobraccio e
mi disse con tono autoritario:
- “…Chinnici…Chinnici, vattene a casa, vedi? Per colpa tua c’è un paese in
rivoluzione…vattene a casa, ti offro pure un caffè!”
Il Maresciallo mi prendeva con la buone ma, senza mancargli di rispetto, gli risposi:
- “Maresciallo…il caffè lo do io a questa gente che mi ha ingannato e, per anni,
mi ha fatto adorare gli idoli, invece di farmi amare e glorificare l’Iddio Vivente e
Vero”.
Cari lettori, ciò che accadde fu come una molla che fece scattare i congegni dello
scontro aperto.
Da quella sera vi fu guerra scatenata contro di me, una guerra “senza quartiere”.
Tutti quelli che mi avevano amato fino al quel giorno, parenti, amici, “compari” e
“comari”, scomparvero come la “neve di marzo”; fui abbandonato da tutti e lasciato
solo.
Ricordo che, tornando dal lavoro, quelle persone che conoscevano bene l’orario del
mio ritorno, prendevano i loro figli, li acchiappavano e se li tiravano a forza dentro
casa, come se io li dovessi contagiare.
Vedevo le porte chiudersi davanti a me, mentre ricordo pure una donna che mai
aveva parlato di cose spirituali, ma che diventò improvvisamente religiosa in quella
occasione. Un giorno, mentre passavo davanti la sua casa, questa donna si
inginocchiò sull’uscio e cominciò a gridare:
- “…Ave Maria, madre di Dio…etc.”
La guardai e proseguii in silenzio il mio cammino sapendo che queste cose
accadevano per la Gloria che davo al Signore, ed era proprio Gesù che mi dava la
forza di sopportare il fatto che la gente non volesse nemmeno incontrarmi per strada.
Un giorno stavo tornando dalla piazza del paese e salivo verso casa mia, là dove ero
nato; improvvisamente incontrai un mio cugino.
Questi, lì per lì, volendomi evitare ma non sapendo dove prendere, cominciò a
strisciare lungo il muro, mentre la faccia gli diventava così bianca da assumere
proprio quel colore di “limone ammuffito e già putrefatto”. Gli chiesi come mai era
divenuto così pallido?! E fu così che mi accorsi, rispondendo a me stesso, che il
Signore aveva messo su me il segno del Suo Nome e della Sua Verità.
Ricordo una sera, passando per la piazza, che qualcuno sputò al mio indirizzo, visto
che ormai ero divenuto la “mela marcia” di un intero Comune.
Il Signore è stato sempre il mio aiuto, e anche in quella occasione mi diede una forza
d’animo tale da sopportare pure questo e non solo.
Un’altra sera, tornando dalla cava, stavo recandomi da mia madre e, proprio di fronte
all’uscio di quella casa, nel marciapiede di fronte, vidi una coppia di vecchietti che
6
avevano ubbidito alla “Fede” e che stavano ricevendo la visita di fratelli venuti da
Palermo, alcuni dei quali originari di Belmonte.
Quando questi fratelli mi videro arrivare, si rallegrarono sapendo che da alcune
settimane avevo accettato l’Evangelo.
Alla loro vista li salutai ma, siccome ero tutto impolverato, trovai il pretesto per non
pregare con loro, così avanzai la scusa di entrare in casa per pulirmi, ma uno di quei
fratelli mi disse:
- “Fratello, non è giusto che noi preghiamo e tu no!”
- “…Ma sono tutto impolverato…” risposi,
- “Il Signore ci accetta così per come siamo…”, mi fu detto...
Quelle parole mi fecero vergognare, è vero; mi vergognai e non ebbi stima di me
pensando, effettivamente, che il Signore ci accetta veramente così come siamo.
Quando ci inginocchiammo, quei fratelli pregarono liberamente e furono davvero
benedetti, mentre io rimasi turbato e addolorato perché sentivo una mano su di me
che mi stava quasi strangolando. Non potevo parlare per quella forte stretta e, per la
prima volta nella mia vita, stavo vivendo un incubo; tuttavia il Signore mi diede la
forza di non far capire nulla agli altri che stavano ancora pregando.
Quando finimmo, salutai tutti un po’ impacciato perché ero giovane nella fede e stavo
molto attento, cercando di agire come meglio potevo5 ; così uscii con quel “guanto di
ferro” che mi stringeva ancora la gola; arrivai a casa dove qualcuno mi chiese cosa
fosse successo e perché la mia faccia era così turbata.
Risposi esprimendo il desiderio che nessuno mi facesse domande perché non avevo la
forza di sentire nemmeno una parola e andai a lavarmi, mentre dentro me infuriava
una guerra terribile; inoltre non sapevo ancora che il diavolo parlasse.
Certo, sapevo che fa tanto male alla gente, in tutto il mondo, ma non credevo potesse
entrare nella mente degli uomini per suggerire dei pensieri facendoli poi credere non
suoi, ma come se fossero originati dalla mente delle povere vittime.
Dentro me sentivo che il “pro” e il “contro” lottavano spaventosamente, mentre
credevo che fosse il mio “Io” a creare tutto questo, ma non era così, e dicevo:
- “Signore, perché quei fratelli sono stati così benedetti e io no? Li hai graditi più di
me? Certo Signore, sarà così perchè Tu hai sempre ragione e io non mi sento
degno, chissà quanti peccati avrò commesso”.
In pratica, non facevo altro che accusarmi dinanzi al Signore e il diavolo se ne prese
cura e mi suggeriva:
5 Ancora sarei dovuto passare per molti fornelli per essere affinato, proprio come si fa con l’oro
pregiato, sia lodato il Nome del Signore.
7
- “…Non ti illudere, non entrerai mai nelle vie del Signore perché sei un uomo finito,
perché hai fatto tanto male e hai rotto la testa a tanta gente, a cani e gatti”.
Bè, sul fatto delle pietre e delle teste rotte aveva ragione; infatti quando avevo delle
pietre fra le mani, credevo di possedere un fucile mitragliatore e molti avevano, per
così dire, “assaggiato” la mia mira.
Sì, quella era la verità di fondo e il Signore, che servo con tutto il cuore, sa che questa
è la verità.
Uno di questi “assaggiatori” fu proprio uno di miei fratelli, ora col Signore.
Ricordo che un giorno mia madre lo portò dal barbiere per farlo “tosare” come una
pecorella e, proprio lì, sia lei che quel barbiere, poterono contare sulla testa di mio
fratello ben 32 cicatrici, frutto della mia irruenza ma anche della mia formidabile
mira.
Pensate, a questo mio caro fratello avevo rotto la testa ben 32 volte e, quando mia
madre se ne rese conto, venne immediatamente alla cava dove stavo lavorando e mi
prese a “boffe”6, ma siccome io ero “pelle ed ossa”, dopo i primi schiaffi dovette
rinunciare.
Ero così magro e “stagionato” che fu lei a farsi male e non io, e le stesse pietre di
cava non mi ferivano quando mi cadevano addosso.
Torniamo, però, a quella sera tempestosa; avrei fatto qualunque cosa pur di avere una
speranza di liberazione, mentre il diavolo mi suggeriva che non sarei mai stato
salvato dal Signore, perché – a suo dire – Gesù non mi voleva.
Sentii nascere e crescere potentemente dentro me una reazione verso Dio e Gli dissi:
- “Signore, io so che Tu ci sei e che mi stai ascoltando, se veramente mi vuoi,
mandami uno di quei fratelli che ho afflitto ed oltraggiato nel cantiere…”
Pensavo queste cose, quando ad un tratto sentii bussare alla porta; era proprio uno di
quei fratelli che avevo tanto offeso a motivo della fede nel Signore Gesù.
Andai io stesso ad aprire e, quando mi vide, mi disse:
- “Fratello, che hai? Ti vedo sconvolto, cosa ti è successo? Vieni, preghiamo!”
Lui fu tanto gentile, ma io quasi lo respinsi dicendogli:
- “Senti qua, voglio sapere una cosa: Il Signore può salvare uno come me?”
Quel fratello mi disse di si e cercò di abbracciarmi e di parlarmi affettuosamente, ma
io fui brusco con lui e continuai a dirgli:
- “Guarda, fratello, che io sono troppo peccatore! Il Signore non può salvare un
uomo come me”.
6 “Boffa” è una parola dialettale siciliana che in Italiano si traduce con “Schiaffo”.
8
- “No fratello, Il Signore vuole salvarti!” mi disse, e mi invitò a pregare con lui.
Quel fratello, con il suo modo gentile e con le sue parole, mi rabbonì e mi
inginocchiai con lui cercando nel mio cuore la Verità che mi avrebbe potuto dare la
Pace.
Io non sapevo pregare e non immaginavo si pregasse con gli occhi chiusi, così li tenni
aperti mentre il fratello pregava per me. Ad un tratto mi accorsi che il suo volto fu
solcato dalle lacrime che gli scendevano spontaneamente, mentre una benedizione
improvvisa scese su me come una cascata d’acqua fresca.
Quella benedizione diveniva sempre più ristoratrice, quando sentii improvvisamente
che quel guanto di ferro che mi stava strozzando si allontanava, come se una Potenza
suprema fosse scesa per cacciare quel demone.
Pregavamo mentre l’Unzione ci avvolgeva con la sua dolce benedizione, mentre le
lacrime comparivano anche sul mio volto.
Ci alzammo ma ci inginocchiammo nuovamente; pregammo ancora e le benedizioni
di Dio furono ancora su di noi.
Ci rialzammo e ci inginocchiammo ancora per pregare e per lodare il Nome di Gesù.
In questa occasione, era la terza volta che pregavamo, vidi tra il muro e il pavimento
di quella stanza una nuvola di colore azzurro vivo mentre un potente angelo ne
usciva. Era un evento davvero glorioso, la sua veste era di raso bianchissimo e sopra
aveva un’armatura d’oro scintillante, come gli ufficiali reali dei tempi dell’Impero
romano; e sotto all’armatura si vedevano delle scaglie d’oro e sotto quelle scaglie un
tessuto bianco d’una finezza e d’un candore mai visti prima.
Si vedeva che quell’angelo era una creatura di guerra; i suoi capelli scendevano dalla
testa fin sopra le spalle come una cascata di limpido oro.
I suoi occhi erano come il sole quando splende nella sua forza e fu proprio questo
meraviglioso angelo che mi mostrò un vizio al quale ero legato: “il vizio del fumo”.
Fumavo sigarette estere perché mi sentivo importante e non volevo accontentarmi di
quelle italiane; così, quando mia moglie andava a Palermo per visitare sua sorella mi
comprava 10-20 pacchetti di sigarette per volta.
Tante sigarette, ne volevo tante per far mostra in paese che ero un fumatore elegante.
Fu così, dunque, che il Signore si servì di questa prima visione per liberarmi e
purificarmi dal vizio immondo del fumo, un vizio che oggi attanaglia quasi tutta
l’umanità, sia lodato il Nome del Signore.
Quella sera raccontai la visione a quel fratello che si rallegrò immensamente e col
quale continuammo a vederci per pregare.
Passavano i giorni e quella visione non si staccava da me; il Signore mi mostrava che
avevo imboccato la Via Maestra. Avevo imboccato la Via giusta perché l’angelo mi
ordinò di guardare in alto verso il Signore e di non guardare mai più altrove.
Iddio mi cambiava e, in breve tempo, proprio nello stesso cantiere dove beffavo i figli
di Dio la gente si accorse che non ero più quel buffone tanto ammirato. Di
conseguenza, tutti avevano il broncio e tutti mi criticavano, quando solo quindici
giorni prima non avrebbero osato tanto, nemmeno i più arditi.
9
Nell’opera di cambiamento, il Signore mi tolse quel carattere che mi faceva rendere
agli altri “pan per focaccia”, così quando qualcuno mi faceva un torto, io non lo
lasciavo senza premio; bastava una pietra - anche piccola - e se costui avesse pur
tentato la fuga correndo a “zigzag”, quella pietra lo avrebbe raggiunto comunque,
come se fosse stata telecomandata, e sicuramente gli avrebbe causato qualche rottura
in testa o in qualche altra parte del corpo, ovunque avessi deciso di colpire.
Il Signore ebbe pietà di me.
A volte mi viene da riderci sopra, ma nello stesso tempo provo anche tanta tenerezza
e mortificazione perché mi accorgo davvero che, senza Cristo, l’uomo compie tante
azioni malvagie e insensate, proprio come facevo io.
Con Cristo, però, l’uomo può fare tante opere magnifiche, alleluia, oh meraviglie di
Dio!
Quel fratello col quale pregavo e a cui ubbidivo come un bambino, mi insegnò a
chiudere gli occhi in preghiera e a pensare solo al Signore, affinchè non fossi attirato
da qualche oggetto o da qualche situazione.
Ero divenuto come un piccolo fanciullo, proprio come dice la Sacra Scrittura,
laddove afferma che “se uno non è nato di nuovo non può vedere il Regno di Dio”.
Quando, con quel fratello, ci riunimmo per pregare, chiusi gli occhi ma non vidi
l’oscurità come normalmente succede a chi chiude gli occhi; mentre il fratello
pregava io mi ritrovai in un grande giardino ricco di alberi meravigliosi, fioriti e
senza una sola foglia. Erano tutti in fila, disposti ordinatamente e stracarichi di fiori.
In quella visione passavo per una stradella, mentre si udiva un meraviglioso
fraseggio, non di uccelli, ma era il linguaggio di quei fiori che parlavano fra di essi
come se fossero viventi; nello stesso rametto ogni fiore aveva una lingua
comprensibile a tutti.
C’era tanta serenità e vita, mentre l’aria che respiravo entrava dentro me come un
fiume di pace. Sì, c’era vita, vita e quei fiori ne erano l’espressione.
- “Grande Padre” , dissi fra me per la meraviglia, mentre quel fratello pregava
ancora.
Quando la preghiera finì e ci alzammo, mi rivolsi a lui manifestandogli la mia
felicità, il mio stupore; gli raccontai la visione mentre anche quel fratello cominciò a
giubilare.
Cari lettori, è nella semplicità di cuore che risiede la gioia e la manifestazione dei
doni di Dio, infatti quando nella mia semplicità cominciai a raccontare, in altri
luoghi, questa e altre visioni, subito il diavolo - tramite qualcuno - cominciò a dire:
- “Sono già tre anni e mezzo che vado a queste riunioni, non ho visto e non ho
sentito nulla, mentre questo tizio, senza nemmeno essere arrivato7 ha visioni, Dio
gli parla e fa questo e quest’altro”.
7 Come se il Signore avesse riguardo alla qualità delle persone, come se il Signore fosse un Padre
parziale.
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L’invidia accompagnò per tanto tempo questa infelice e incauta persona, tanto più
quando si accorse personalmente che Iddio si rivelava nella mia vita, come lo fa
ancora oggi dopo 51 anni, durante i quali Egli non mi ha lasciato, né mi ha
abbandonato.
Le visioni continuarono, infatti quando pregai ancora una volta con quel caro fratello,
ecco vidi due occhi splendenti che mi fissavano con dolcezza, esprimendo un sorriso.
In quegli occhi c’era una Luce ed un Linguaggio inesprimibile a parole; quel che
posso dire è che erano una stupenda realtà, una meraviglia.
- “Oh Signore”, dissi fra me, mentre quegli occhi continuavano a fissarmi.
Prima erano un po’ distanti, poi velocemente si avvicinarono e, guardandomi
intensamente, continuarono ad avvicinarsi rapidamente fino ad entrare dentro di me.
Sentii proprio entrarli dentro me.
- “Signore”, dissi, “...che meraviglia”.
I miei stessi fratelli, naturalmente, sebbene alle spalle mi criticassero, cominciarono a
stupirsi per questa mia nuova vita.
Essi stupivano perché si rendevano conto che il mio carattere era mutato e che erano
stati liberati da un “leone terribile” che non ammetteva repliche.
Certo, quando talvolta mi avranno visto un po’ imbronciato, avranno pensato che “il
leone stesse dormendo” e che non bisognava svegliarlo per evitare qualche guaio.
Avevano ragione.
Sia lodato il Nome del Signore.
CRESCENDO NEL SIGNORE
Passarono gli anni e Dio continuò a manifestarsi nella mia vita, tant’è che molte
persone venivano da me, anche da fuori Palermo, per sapere se il Signore si fosse
rivelato in loro favore, eppure dovettero passare ancora ben tre anni prima che fossi
battezzato nello Spirito Santo.
Il Signore, inoltre, tramite quel caro fratello con cui pregavo, s’era rivelato in mio
favore dicendo che avrei pasciuto le Sue pecore.
Ogni volta che ci inginocchiavamo lo Spirito Santo apriva la bocca di quel caro
fratello e continuava a ripetermi:
- “Pasci le Mie pecore, pasci le Mie pecore”.
Il Signore ci deliziava con molte visioni, con rivelazioni, mentre la caccia si era aperta contro di me;
una persecuzione anche in casa mia.
11
Mio padre aveva saputo dai preti che gli Evangelici non credono a Maria, perciò lui che la
bestemmiava almeno un migliaio di volte al giorno, si fece portare a casa una sua statua alta quanto
una bambina.
Ogni giorno, nell’ora del mio rientro a casa dal lavoro, tutti i “circolini” cattolici, muniti di
coperchi, di pentole e di vecchie latte che usavano come tamburi, si recavano a casa di mio padre e,
al mio passaggio, inscenavano uno spettacolo alquanto rumoroso.
Tutti, venivano tutti per assistere a questo strano “rosario”, anche quelli che non avrebbero mai
osato farlo prima.
C’era davvero una strana musica e il diavolo pensava di affliggermi, mentre il Signore mi
fortificava del continuo.
Un giorno di maggio, all’imbrunire, quando la gente per recitare il rosario usciva per recarsi ad una
cappella posta accanto la nostra prima cava, terminai di lavorare un po’ prima e, tornando a casa,
vidi un’anziana vedova che abitava vicino i miei genitori.
Questa donna, appena mi vide, interruppe la recita del suo rosario e mi disse:
- “Oh povero figlio perduto, povero figlio, che la madonna voglia avere pietà di te”.
Per la buona educazione che avevo ricevuto proprio dalle persone anziane e per il massimo rispetto
che ho avuto sempre verso loro, quella volta non risposi e sopportai il tamburo che rullava al mio
passaggio e il grido “viva Maria” che la gente mi indirizzava.
Di sicuro, mio padre aveva incoraggiato tutto questo, infatti aveva lasciato una traccia scritta sul
frantoio della cava inneggiante a Maria immacolata.
In questo modo, mio padre si dichiarava estraneo da “quello che era successo” a suo figlio, e
proprio a me aveva detto:
- “Ora noi moriremo di fame perché la gente non verrà più a comprare da noi...ci ridurremo
all’elemosina”.
Lui diceva così, invece eravamo i proprietari dell’unica cava di roccia della zona; in quel tempo la
gente veniva da noi e io pregavo il Signore per questo.
Gesù mandava tanta gente: due, tre, quattro volte di più dei clienti abituali, e doveva aspettare ore
ed ore per ricevere un carico di materiale.
Accorgendomi di questo mi rivolsi a mio padre e gli dissi:
- “Papà, qual’è il difetto? Sono io e la fede in Cristo che ho abbracciato, o c’è qualcos’altro?”
In quel momento il Signore gli toccò il cuore e mi rispose:
- “Si, lo so, capisco queste cose, però ne voglio rimanere fuori”.
Gli dissi:
- “Dio conosce quelli che sono Suoi”, mentre promettevo a me stesso di pregare per la salvezza
della sua anima.
12
DIO MI VOLLE IN PIEMONTE
Dopo tre anni da questi eventi, il lavoro cominciò a diminuire, fino al punto che decisi di andare a
lavorare in Piemonte dove, già da alcuni anni, vivevano alcuni dei miei fratelli.
Fui ingaggiato da una impresa immobiliare, i cui titolari mi amarono subito, grazie alla mano di
Dio; mi amarono come se mi avessero conosciuto da sempre.
Altresì, nel mio cuore il Signore mise tanta gioia e forza al punto da custodire, da solo, un intero
cantiere ubicato fuori dal centro abitato.
Lavoravo come quattro persone insieme e non mi curavo di altro, se non di lavorare e pregare. Il
mio attaccamento al dovere era ricco di zelo e così dormivo pure nel cantiere.
La gente mi diceva:
- “ma non hai paura di dormire qui, dove i tedeschi compirono un massacro?”
Io non avevo paura, perché pregavo il Signore e Lo sentivo intensamente nella mia vita che
cresceva sempre di più alla Sua “ombra”. Dormivo dentro il cantiere, come dicevo; di mattina
aprivo le porte per far entrare gli operai, i camions e tutto quanto occorreva per svolgere il lavoro di
quell’impresa.
Dio operava potentemente verso di me; ricordo infatti, che una mattina di dicembre del mio primo
anno in Piemonte, faceva molto buio, ma fui svegliato dal bagliore di una potente luce. Credetti che
il sole si fosse già alzato in cielo e che mi fossi addormentato, così saltai giù dal letto, presi le chiavi
del portone per andare ad aprire, mentre dicevo fra me:
- “…non mi è mai capitato di addormentarmi; Signore che vergogna! Povero me, che
mortificazione! Non ho mai fatto aspettare gli operai fuori, mai!”
Così, presi le chiavi e mi precipitai verso il portone centrale, ma quando arrivai lì, vidi che era
ancora notte:
- “notte?” Dissi fra me, “…ma santo cielo, che ora sarà mai? Cos’è questo buio
fuori, mentre la mia stanza è piena di luce?”
Cercai di capire cosa stava accadendo, andai a controllare l’interruttore elettrico ma non c’era
nessuna anomalia, eppure quel bagliore era più glorioso della luce del sole.
Allora compresi e mi inginocchiai in mezzo a quella Luce dolce e piacevole; ringraziai il Signore e
Lo lodai per quella visita. Finito di pregare guardai l’orologio e pensai che potevo riposare ancora
un po’.
Feci proprio così, ringraziai il Signore ancora e mi coricai, ma quando mi assopii leggermente, mi
ritrovai in un luogo altissimo, verso la Gloria eterna e, di fronte a me in aria, vidi le mura di un
tempio antico.
Vedevo le arcate che erano davvero gloriose e in una di quelle minori vidi una pianta di fiori
bianchi e una colomba bianca che volava in mezzo.
Alla destra del tempio vidi una immensa Roccia sospesa nell’aria, mentre dicevo tra me:
13
- “Signore, ma questo è Gesù! Questa è la Roccia, questo è Gesù!”
Così, continuavo a volare nello Spirito e mi ritrovai in altri luoghi della terra.
Che esperienza, cari lettori! Una vicenda che segna l’animo di un uomo e ne sigilla il cuore,
facendolo innamorare di più della Santità di Dio.
Alla fine di questa esperienza meravigliosa, mi alzai felice; la mia gioia era indescrivibile e riuscii
ad aprire per tempo il cantiere.
L’opera per cui lavoravamo, doveva divenire uno stabilimento per la produzione di salumi; il
proprietario era un certo signore Alimaretti, cugino del mio datore di lavoro, e molto famoso nel suo
ramo, pensate che i suoi prodotti erano venduti pure all’Estero.
In attesa che lo stabilimento venisse rifinito, questo imprenditore era alla ricerca di un uomo di
fiducia, per questo motivo ricevetti la sua attenzione, ma io rifiutai, perché Iddio mi ha ammaestrato
ad affrontare seriamente ogni evento della mia vita, insegnandomi che quando si imbocca una via
bisogna percorrerla fino in fondo. Così rimasi fedele al mio datore di lavoro.
Grazie a Dio, quindi, perché questo temperamento, forgiato dal Signore, mi ha giovato anche per il
Servizio del grande Re, non solo, anche per essere di esempio e di incoraggiamento per molte anime
che, a volte, per vanità o per volontà altrui o per debolezza, traballano e vacillano.
Il signor Alimaretti aveva alle sue dipendenze un ragazzo di nome Giuseppe, originario del
Trentino, il quale da alcuni anni non faceva ritorno a casa.
Questo ragazzo era addetto alla stagionatura dei salumi e, mentre svolgeva il suo compito, gli
giunse una notizia preoccupante: suo padre stava molto male, era grave e aveva chiesto di vedere
suo figlio per l’ultima volta.
Quando il signor Alimaretti, sua moglie e tutto il personale dello stabilimento udirono questo,
furono dispiaciuti e presi dal panico, perché Giuseppe era una ragazzo “d’oro” che svolgeva
benissimo il suo lavoro; solo lui era in grado di accudire alle stanze della stagionatura, per cui,
anche se per pochi giorni, la sua assenza avrebbe determinato una grave perdita per l’azienda.
Così c’era la necessità che una gran quantità di insaccati non andasse perduta.
Qualcuno del cantiere fece sapere che c’era un certo “Antonio”8 che temeva il Signore e che parlava
proprio con Dio.
Così, fui cercato e mi fu detto:
- “Antonio, Antonio, siamo nelle tue mani!”.
Io risposi
- “…ma cosa vi à successo?”
- “Antonio ascolta, il papà di Giuseppe è molto grave e sta per morire, mentre noi non possiamo
mandarlo via. Ti scongiuriamo Antonio, prega il tuo Dio affinché ci scampi dalla morte di
quest’uomo e dal disastro economico”.
Quando sentii queste parole, mi venne davanti qualcosa che il Signore mi aveva insegnato, così
risposi loro:
- “Io voglio pregare per voi, naturalmente, ma a patto che anche voi e Giuseppe vi inginocchiate
con me e preghiate Dio con me, affinché Egli operi.”
Mi risposero che non sapevano pregare, ma li convinsi dicendo di non preoccuparsi di questo.
Tutti fecero come io avevo detto e le donne che non avevano il velo sulla testa andarono a prendere
qualcosa, anche degli asciugamani puliti.
8 Così mi chiamavano.
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Fra queste donne c’era la stessa datrice di lavoro e suo marito che si prostrarono davanti a Dio. Tutti
si umiliarono dinanzi a Colui che Vive e quella stanza si riempì di gente in ginocchio e con gli
occhi chiusi, mentre io, con le mani alzate, pregai l’Eterno per loro.
Il Signore ascoltò la mia voce, infatti, il giorno dopo fui cercato dal signor Alimaretti e da sua
moglie, i quali mi informarono che il papà di Giuseppe stava meglio e che non sarebbe morto.
Essi mi riferirono che quell’uomo era stato guarito miracolosamente e che gli stessi medici che lo
avevano in cura, erano rimasti meravigliati.
Quando sentii quelle parole chiesi loro a che ora ciò fosse avvenuto, e mi fu risposto che fu l’ora in
cui tutti avevamo pregato per quella guarigione.
Sia lodato il Nome del Signore per tutte queste cose, diamo a Lui lode e onore, Amen.
IL SIGNORE MI CHIAMO’ AL SUO SERVIZIO IN PIEMONTE
Cari lettori, vorrei riferire nella mia testimonianza biografica che la bontà di Dio è
stata grande verso di me; Egli mi ha sostenuto in un Paese che non era il mio e, del
quale, non conoscevo né gli usi, né i costumi.
Il Signore mi diede uno Spirito di “organizzazione” e mi diede grazia di lavorare
sempre con gioia, cosicché la gente vedeva in me qualcosa di unico che li stupiva.
Io cercavo con bramosia il Signore ed ero affamato dello Spirito Santo; cercavo che
Egli mi suggellasse e mi facesse Suo prigioniero.
Per questo motivo, voglio incoraggiare coloro che, a volte, chiedono e non ricevono
per dir loro di insistere e insistere davanti al Signore, perché Egli è fedele e verace,
sapendo che è scritto: “..se tarda, aspettaLo, perché Egli verrà e non tarderà”.
Dai giorni del signor Alimaretti, trascorse un po’ di tempo; ci trasferimmo in un
cantiere nel Cuneese, in una cittadina chiamata Barge, e lì stavamo costruendo una
Cassa di Risparmio.
Proprio a Barge ebbi una straordinaria visita miracolosa del Signore; nel mio cuore la
sete di Dio non era mai scemata e chiedevo del continuo che il Signore continuasse a
benedirmi.
In un mattino gelido, mentre tiravamo i tronchi di legno col montacarichi, per coprire
l’edificio in costruzione, la Voce del Signore venne su di me. Essa mi traforò tutto il
corpo, dalla testa fino alla pianta dei piedi, nel cuore e nello spirito.
Egli mi disse:
- “Nell’ora che tu non sai, Io verrò!!”
Cari amici, Dio tiene fede alla Sua Parola, infatti alcuni giorni dopo avenne qualcosa
di eccezionale. Come ormai sapete, mi piaceva rimanere solo nel cantiere di lavoro,
così potevo gustare - in armoniosa solitudine – la benedizione di Dio. Certo, il
diavolo veniva spesse volte a cogliere i miei momenti di debolezza per farmi credere
che il Signore non mi avrebbe battezzato con lo Spirito Santo, ma una sera, dopo aver
cenato, mi venne una gran voglia di pregare…
Bramavo e bramo pregare, mentre il diavolo – per l’ultima volta – avanzò il suo
suggerimento dicendomi:
15
- “Sei stanco…sei troppo stanco…vai a letto…vai a dormire”.
Non l’ascoltai, e feci bene, e non m’ero accorto che il Signore era già lì che stava per
riempirmi con il Suo Santo Spirito.
Così, mi misi in ginocchio, ma il Signore non attese che pochi istanti per farmi saltare come un
vitello di stia.
La terra diventò come una catapulta e fui buttato per aria, poi cominciai a saltare sulle
ginocchia per circa 70-80 centimetri dal pavimento.
Era uno spettacolo veramente glorioso e tremendo nello stesso tempo. La casa si
riempì del fuoco dello Spirito Santo e mi sentii penetrato nel cuore, nella mente, nelle
viscere e nelle ossa. Proprio così, persino nella vita fisica sentivo le fiamme del fuoco
dello Spirito che mi circolavano dentro.
Sensazioni indescrivibili, anche perché contemporaneamente al fuoco dello Spirito,
anche una dolce freschezza, come un fiume di acqua pura, mi percorreva interamente,
dalla bocca alla gola fino all’anima e poi di nuovo nella bocca; ancora un fiume di
parole in lingue nuove, mai udite, mai conosciute. Nel frattempo gli occhi stillavano
lacrime di gioia e di ravvedimento.
La potenza di Dio fu davvero grande sopra di me, saltavo in modo sfrenato e
incontenibile e, per un istante, pensai che le mie ginocchia si frantumassero, ma fu
solo un attimo perché sentii subito una mano morbida e grande che mi prendeva
interamente e giocava con me come una palla. Si, cari amici, il Signore era lì con
tutta quella Gloria.
Mentre questa potenza mi buttava per aria, giocherellando come un padre gioca con il
proprio figlioletto, pensavo che non avrei più parlato la mia lingua ed ero
preoccupato perché la gente non mi avrebbe più capito.
Non stavo sognando, era una magnifica realtà perché continuavo a saltare e a parlare
una fiumana di lingue straniere…oh, cari amici, il Signore sa il fatto Suo.
Passarono molte ore e già era proprio il tempo di andare a letto; c’era un parapetto di
tavole nella stanza e mi aggrappai a quelle perché, quando mi volli alzare dalla
preghiera, ebbi subito l’impressione di avere perso il peso di gravitazione e di essermi
avvicinato al soffitto alto più di tre metri.
Mi aggrappai a quelle tavole e, tenendomi forte, giunsi fino alla mia branda dove mi
ribaltai mentre la Gloria di Dio era sempre con me in modo irrefrenabile.
Persi la cognizione del tempo e perfino di me stesso, quando improvvisamente la
Gloria di Dio mi entrò nuovamente nel corpo, mentre un vento impetuoso ed
avvolgente si avvicinò a me come un turbine e mi avvolse completamente. In quei
momenti sentii che lo Spirito di Dio, come un soffio, mi penetrò dal mio orecchio
destro, lo ricordo benissimo, e fu una grande meraviglia che mi riempì la vita.
Così, verso l’alba di quel giorno di maggio, mi ritrovai in un luogo stupendo, non su
questa terra ma ai piedi di una enorme montagna, e respiravo aria finissima, più tersa
di quella piemontese.
Quando respiravo, un fiume di pace entrava dentro me, ma ad un tratto guardai verso
il Levante e vidi un uomo immenso, grande come una montagna; aveva la barba
16
bianca e una veste approntata con un’unica cucitura e lunga fino ai piedi, proprio
come è scritto nella Parola di Dio.
Quest’uomo aveva una cintura ai lombi e, staccandosi dal suo luogo, volava in cielo
fino a passare sopra di me, gridando con gran Voce e Potenza:
- “Io Sono il Signore Iddio Tuooooooo”.
Quella Voce si perdeva nei cieli, mentre una grande benedizione mi accarezzò il mio
cuore e fui davvero ripieno della Sua presenza.
Certo le prove non mancarono, ma Iddio si serviva anche di esse per chiamarmi ai
Suoi piedi, affinché io sperimentassi le battaglie della Fede e ricevessi, nello stesso
tempo, un duro addestramento per imparare a discernere le cose sante da quelle
profane. Questo mi è stato davvero necessario per il Ministerio che Dio mi ha affidato
per la Sua Grazia.
Ricordo che trascorrevo le mie domeniche in comunione con il Signore.
Sapete già che non mi piaceva andare a spasso per la città, ma preferivo rimanere in
cantiere per sistemarmi la biancheria, per prepararmi la cenetta e per scrivere.
Mi piaceva, insomma, stare in comunione col Signore, e questo atteggiamento mi è
rimasto fino ad oggi, perché così sono stato grandemente benedetto; in questo modo
Egli parla con me e anch’io parlo con Lui senza mai disturbare nessuno.
Una domenica di quel mese di maggio avevo già fatto le mie pulizie, avevo preparato
qualcosa per me e mi ero messo a scrivere quando – verso mezzogiorno – ecco che la
casa dove stavo cominciò a tremare.
Stavo proprio scrivendo a qualcuno intorno alle meraviglie che il Signore aveva fatto
nella mia vita, quando il pavimento, il tavolo, la casa, tutto, proprio tutto cominciò a
tremare.
Allora feci un balzo felino e saltai fuori nel cortile, ma vidi che la gente era tranquilla
e si godeva il bel sole. Da un balcone all’altro le persone si raccontavano le loro
faccende con naturalezza, mentre io avevo il cuore in gola.
Mi stupii ancora di più e mi chiesi come mai quella gente non fuggisse via, lontano
dalle abitazioni, e mi accorsi – guardando la mia stanza – che il terremoto lì non si
era fermato.
Solo allora mi ricordai di un passo della Sacra Scrittura che dice: “trema o terra per
la presenza del Signore”.
Spalancai subito la porta di quella stanza e mi gettai ai piedi del Signore, proprio
come accade quando una persona si tuffa nell’acqua, e cominciai a piangere come un
bambino. Quando sentii pienamente il conforto di Dio, mi sedetti nuovamente e
ritornai a scrivere e ricordo che stavo scrivendo queste precise parole: “…mentre
stavo scrivendo, la casa ha tremato per la presenza del Signore”.
Cari amici, non finii di scrivere nemmeno l’ultima parola che sentii accanto, alla mia destra, un
potente uomo che mi parlò con una Voce che mi traforò nuovamente da cima a fondo, dalla testa ai
piedi. Egli mi disse:
- “Scrivi pure che se saranno fedeli, Io manderò sopra di loro la Promessa del
17
Padre Mio”.
Oh che gioia! Non ebbi paura della visione perché ora sapevo che Colui che mi
parlava era il Signore ed ero sicuro e mi sentivo protetto come da un grande esercito.
Spedii quella lettera, cari lettori, e dopo seppi che il Signore, nella Sua fedeltà, aveva
battezzato quelle anime con lo Spirito Santo e col Fuoco.
Fu proprio in questo stesso periodo che il Signore cominciò a prepararmi al
Ministerio e, nel rapporto tra me e Lui, avvenne un cambiamento.
Il Signore mi diceva di ritornare in Sicilia, perché aveva un’opera da affidarmi,
mentre io volevo che mandasse non me, ma un’altra persona.
Io volevo rimanere in pace in Piemonte, perché non volevo più tornare in Sicilia dove
tante erano state le cose brutte che avevo visto; troppi abusi, troppa disonestà e molte
altre cose che non riuscivo a “digerire”.
A parer mio, dunque, la scelta era fatta: restare in Piemonte perché lì godevo della
benedizione di Dio, godevo del favore dei miei datori di lavoro e godevo della stima
e della simpatia di un’intero paesino.
La gente mi stimava molto e ricordo che, quando uscivo per comprare qualcosa, tutti
mi salutavano con gentilezza e calore, per cui mi sentivo confortato e bene accolto e,
benché fossi lontano dalla mia famiglia, un po’ di amore “riempiva” la mia
solitudine.
UN POPOLO PER CRISTO
Il Signore una notte, mentre dormivo, mi diede una visione:
“Davanti a me vidi un gregge enorme che mi stava camminando innanzi. Le pecore
erano tante, tantissime e, sono convinto che solo il Signore ne potè conoscere il
numero.
Erano pecore grasse con la lana bianchissima , lunga fino a toccare terra, e
pettinata; inoltre erano disposte in modo così ordinato che le loro teste nemmeno si
vedevano; quel che si vedeva era solo tutto questo “mare” di lana bianchissima in
marcia, mentre si udiva il rumore dei loro zoccoli.
Ad un certo punto, alla mia destra scoprii un giovane angelo, sui trent’anni, il quale
aveva un volto dolcemente abbronzato con gli occhi stupendi e folgoranti come la
luce del sole nella sua forza, mentre i suoi capelli erano riccioli d’oro e sul suo capo
notai fiamme magnifiche d’un fuoco vivo.
Alla mia sinistra, invece, notai un uomo vestito con pelli di cammello che aveva un
atteggiamento che mi portò subito alla mente Giovanni Battista, così descritto nella
Parola di Dio; e mentre vedevo tutto ciò quelle pecore continuavano imperterrite a
salire per un monte…a salire…a salire…a salire.
Guardando ancora quelle pecore, ammirai il loro modo di scavalcare le guglie
rocciose, i roveti e i burroni, passando senza che nessuna di esse perdesse il passo.
Tutti, salivamo tutti; io, quei due personaggi che mi accompagnavano senza mai
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lasciarmi e tutte quelle pecore, mentre pensavo all’onore che avevo ricevuto nel
vedere tutte queste cose.
Cari amici, è successo proprio quello che la Scrittura dice: “Le cose che non
salirono mai nel cuore di un uomo, che orecchio mai udì e occhio mai vide, sono
appunto queste le cose che Iddio ha preparato a coloro che Egli ama.”
Quando arrivammo sulla cima di quella immensa montagna, dinanzi a noi si aprì
una valle i cui confini giungevano fino ai piedi di un altro monte spaventevole; una
Roccia grandissima, un’unica pietra.
Mi accorsi allora che era proprio quella Roccia ad attirare le pecore, come se queste
fossero state telecomandate per recarsi verso di essa.
Tutte le pecore venivano attirate dall’ombra creata da quella Roccia.
Mi meravigliai grandemente nel vedere tutto ciò e fui davvero “toccato” dalla
marcia di quel grande gregge, così volli interrogare il Signore ed Egli nella sua
infinita bontà, sempre in visione, mi aprì gli occhi dello Spirito e allora io vidi il
Signore che mi mostrava il loro interno.
Ciò, cari lettori, mi succede ancora oggi, con le pecore che Egli mi ha affidato.
Vidi che la loro forza proveniva dal loro intimo ed ebbi la cognizione che nessun
ostacolo avrebbe potuto mai fermarle, né scoraggiarle nel loro intento”.
In quel periodo il diavolo non tralasciò di tentarmi. Infatti, una notte venne a cantarmi
una canzonetta pensando che io rimanessi ad ascoltarlo, ma quando vide che io lo
trascuravo, mi si scagliò contro per farmi del male, ma lo Spirito che era in me non
glielo permise, anzi lo scacciò, così potei vedere quel “gagliardo” andarsene con
sulle spalle due enormi valigie.
Praticamente, cari lettori, s’era ripreso tutto quello che mi aveva dato quando si
considerava mio “amico”.
Ormai, però, dentro me avevo l’Amico Vero, l’Amico caro, gloria sia al Nome del
Signore!
In tutto questo tempo ricordo che, al mattino, cercavo il Signore e ricevevo tanta
forza…che bello, cari amici, quando riaffiorano così bei ricordi. Talvolta sentivo la
voce della postina, una povera donna anziana, una vedova di guerra e, quando veniva,
comprendevo che mi stava giungendo qualche lettera…sì, questi sono davvero bei
ricordi.
Un giorno, entrando in un negozio per comprare della carta per scrivere ed altre cose,
fui coperto da molte cortesie, come mi succedeva spesso in Piemonte.
Chiesi solamente della carta e delle buste e, mentre il proprietario del negozio stava
per servirmi, mi appoggiai sopra il bancone. Nel frattempo era entrato qualcuno che
si avvicinò a me e, in un attimo, riuscì a guardarmi da cima a fondo, poi ammiccò la
porta di uscita e, terrorizzato, fuggì camminando all’indietro; sull’uscio mi diede
l’ultimo sguardo e sparì.
Il proprietario del negozio si accorse della scena e mi guardò attentamente anche lui;
lo guardai anch’io stupito, poiché non avevo compreso che la presenza del Signore
era visibile sopra di me, a tal punto che certe potenze malefiche dovevano fuggire
dalla mia presenza e gridavano proprio come fecero un tempo con il Signore Gesù.
19
E’ meraviglioso constatare con quale amore, e con quale impegno, il Signore ha fatto
di noi dei “vasi ad onore”, degni della Sua Gloria, dopo aver trasformato, con le Sue
Sante mani, quei vasi un tempo sporchi e spregevoli.
LA VIA DEL RIENTRO IN SICILIA
Un giorno, quando il tempo deciso dal Signore fu maturo, Egli mi parlò e mi disse:
- “Và, Io sarò con te e ti mostrerò ciò che le Mie mani faranno!”
Così, un po’ convinto e un po’ preso dalla nostalgia per la mia terra, volli capire cosa
fare; se cioè tornare definitivamente in Sicilia, oppure dimorarvi solo per poco tempo
e poi rientrare in Piemonte.
Non passò molto tempo e il Signore mi fece comprendere che “i Suoi pensieri non
sono i nostri pensieri”.
Capii che il Signore và preso per quella che è la Sua Parola; Egli voleva un’Opera in
Sicilia e nessuno avrebbe dovuto, o potuto, contrastarLo.
Cari lettori, lasciai quei luoghi dove avevo conosciuto il rispetto della gente e dei
compagni di lavoro; quei luoghi dove avevo incontrato il Signore e dove avevo
imparato ad ubbidirLo e, così, tornai in Sicilia, a Belmonte Mezzagno.
Nella mia Patria natia avrei dovuto lavorare per la mia famiglia, ma anche e,
soprattutto, per l’Opera di Dio che mi era stata comandata di fare.
Cominciai ad agire in questo modo: “alle quattro del mattino, fino a mezzogiorno,
lavoravo per la mia famiglia a Belmonte, poi subito a casa per lavarmi e prendere un
boccone e via di corsa a prendere l’autobus per Palermo dove, dalle 13 fino a sera,
evangelizzavo la gente per strada, portando loro la Parola di Dio”.
L’Evangelo bruciava dentro il mio cuore, per cui non mi vergognavo del Signore e
parlavo di Lui ovunque, del resto come ho sempre fatto fino ad oggi.
Il Signore, nella Sua infinita Misericordia, mi ha dato sempre modo di onorarLo, per
cui potrei raccontare tanti episodi legati alla vita che conducevo, ma non vorrei
dilungarmi; voglio però raccontarvi di una notte quando, mentre stavo riposando, la
Sua Voce mi fu indirizzata così:
- “…l’Ottavo giorno del quinto mese…”.
Mi svegliai nella notte e mi chiesi cosa significassero quelle parole, ma non capii se
non proprio il significato letterale di quella frase, nient’altro.
Passarono i mesi e, memore di quelle parole, non smisi di pregare fin quando,
trascorsi i mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile e maggio, proprio l’8 maggio
chiesi al Signore:
- “Signore, è l’8 maggio, cosa vuoi fare?”
20
Continua...


Ultima modifica di Lieto il Dom 9 Nov 2014 - 14:55, modificato 1 volta

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BIOGRAFIA del Pastore Antonino Chinnici - Seconda Parte

Messaggio  Lieto Annuncio il Dom 9 Nov 2014 - 13:26


Seconda Parte
Non udii alcuna risposta ma, in quel periodo, il piccolo gruppo di 14 persone che
Iddio aveva già chiamato, aveva trovato ospitalità; il Signore aveva liberato quelle
persone da spiriti infernali e le aveva guarite da mali gravissimi.
A Palermo, però, fummo vittime di una guerra, tanto accanita quanto insensata,
scagliataci – con nostra grande meraviglia – dai gruppi evangelici che erano già
presenti in città.
Ricordo che, perfino un certo Pastore di una Comunità, in cui mi era stato consentito
di predicare con potente Unzione, si scagliò contro di noi; eppure molte anime erano
venute a Cristo in quelle occasioni.
Voglia Iddio avere misericordia di coloro che ci hanno fatto tanto male quando, un
giorno, si troveranno a “tu per tu” con il Giudice dei vivi e dei morti.
In quel lontano tempo non ebbero timore di Dio e, addirittura, mandarono della gente
per infiltrarsi nei culti allo scopo di potermi, in qualche modo, ostacolare.
Ricordo che, un giorno, due di questi cosiddetti “fratelli” vennero al culto, nel nostro
piccolo locale e, quando alzammo le mani al Signore e il fuoco dello Spirito cadde
sopra noi e loro, proprio essi caddero per terra fra i banchi, e cominciarono a
contorcersi come rettili gridando pietà. Furono loro stessi a confessare, alla fine di
quella potenza divina, che la loro “missione” avrebbe dovuto portarci dello
scompiglio, beffe e contrasto ma, cari lettori, dovettero arrendersi alla Gloria di Dio
che videro coi loro occhi, non solo. Appena questa novella si sparse per la città, il
Signore cominciò ad operare, a battezzare con lo Spirito Santo e a guarire e chiamare
gente ai Suoi piedi.
Ricordo che la sera del primo culto che tenemmo a Palermo nella nostra comunità di
via Libertà nr. 90, al piano terreno, fu proprio l’8 maggio, ossia “l’ottavo giorno del
quinto mese”. Quella sera il fuoco di Dio cadde sopra di noi, battezzando subito due
ragazze, mentre in città la persecuzione era scagliata contro l’Opera; anche il padrone
di quel locale che ci riceveva con un sorriso, nell’animo aveva molto rancore perché
non approvava il nostro modo di lodare il Signore, infatti avevamo una santa
allegrezza nel cuore e cantavamo con Unzione, lodavamo Dio con un irrefrenabile
fuoco di Spirito Santo e la Luce dell’Eterno era nei nostri volti.
La gente che veniva al culto trovava la faccia di Dio come, un giorno, accadde a due
uomini che erano venuti per pregare. Chiesi loro quale bisogno avessero e dal loro:
“Dio sa!”, compresi che una grave afflizione albergava nel loro cuore.
Ci inginocchiammo per pregare e il Signore mi mostrò un laghetto d’acqua con una
macchia nera che, man mano, si rimpiccioliva e andava scomparendo.
Continuammo a pregare ancora quando, ad un tratto, non potei contenermi e dissi:
- “fratelli, non so quale sia la vostra richiesta a Dio, ma il Signore mi annuncia una
guarigione”.
Uno di loro cominciò a piangere a dirotto e gridò: “figlia mia, figlia mia”.
21
Solo dopo, seppi che quell’uomo era venuto per pregare in favore di una sua figliola
afflitta da un tumore alla testa.
Cari lettori, quella donna ancora oggi è viva!!
Il Signore fece esattamente come aveva preannunciato e la guarì.
E’ viva, dicevo, ha una famiglia e conduce una vita tranquilla, Gloria sia al Nome del
Signore.
Negli anni in cui, a Palermo, avevamo un piccolo locale in vicolo Ragusi, non avevo
l’automobile per spostarmi e per scendere in città da Belmonte Mezzagno, così alla
fine del culto, dovevo affrettarmi alla Stazione Centrale per prendere l’autobus delle
ore 21 per il mio paese. Spesse volte, però, visto che ero io stesso a rassettare quel
piccolo locale alla fine del servizio, si faceva tardi e correndo poi alla Stazione,
succedeva che vedevo partire l’autobus e non riuscivo a prenderlo, sebbene mi
agitassi per cogliere l’attenzione dell’autista. Così, spesse volte, d’Estate e d’Inverno,
sono salito a piedi a Belmonte Mezzagno, fra le campagne, le montagne e al buio,
giungendo a casa verso la mezzanotte; eppure questo mi dava ancor più
determinazione perché ero certo, come lo sono ancora, di servire un Re vero, anzi il
Re dei Re, il Signore dei Signori. Ho servito Cristo e mai l’orgoglio o il
protagonismo, anche se mi sono chiesto come mai le anime che venivano a quei culti
benedetti non si meravigliassero che il Pastore, dopo aver predicato, facesse le pulizie
e non si offrissero per dare una mano per lasciare in ordine quel luogo dove pure
erano stati cibati dal Signore. Anziché collaborare, quelle anime – pur felici nello
Spirito – parlavano fra loro in merito alle benedizioni ricevute.
Quegli anni non furono facili, anche perché vicolo Ragusi era diventato, per molti
uomini, un’attrazione di forte richiamo. Dovete sapere che accanto al locale di culto
vennero ad abitare delle donne “di malaffare”. Così, fra le persone che entravano nel
vicolo, era difficile distinguere quelle interessate al Signore da quelle che invece si
recavano in quella casa di perdizione. Pensate che nei pressi c’era pure una caserma
di soldati.
Fu un periodo di grande oppressione, anche perché i fratelli non gradivano che le loro
mogli o le loro figlie venissero scambiate per delle prostitute e, così, non le volevano
più mandare al culto. Inoltre, una sera, dopo aver predicato e rassettato la Casa del
Signore e dopo essermi cambiato ed ero pronto per chiudere ed andare alla Stazione a
prendere l’autobus, ecco che ad un tratto, dal terzo piano dov’erano quelle donne, mi
fu buttata addosso dell’acqua schifosa, una bacinella piena di quelle schifezze che
potete immaginare. Quel sudiciume mi prese “in pieno”, e mi entrò perfino dentro la
camicia; potete immaginare il mio stato d’animo? Eppure, non proferii alcun verbo,
perché il Signore mi diede forza di manifestare loro la meravigliosa testimonianza di
questo Evangelo che parla d’amore e di comprensione.
Non avevo altro ricambio, così, sporco com’ero, dovetti recarmi alla Stazione
Centrale e, in quello stato, giunsi a casa e pensavo che Palermo mi aveva fatto solo
del male, mentre in Piemonte ero molto stimato come persona, come Servo del
Signore e come lavoratore; ma la volontà di Dio è diversa dalla nostra, non dice Egli:
“…i Miei pensieri non sono i vostri pensieri?”
22
Sì, voglio lodare e ringraziare il Signore per le opere che Egli ha fatto, sì Dio – nella
Sua incomparabile Grazia – è degno di essere lodato. Amen.
LA MERAVIGLIOSA CONVERSIONE DEI MIEI GENITORI
Ricordo che mio padre era un uomo zelante dell’Arma dei Carabinieri, avendo un carattere
veramente forte; quando udì che io avevo accettato l’Evangelo mi fu contrario e col suo impeto
cercò di dissuadermi da Cristo, tentando perfino di uccidermi, tanto era accecato dal diavolo ma, più
lui era scagliato contro di me, io più pregavo chiedendo al Signore di essergli misericordioso e di
convertirlo.
Per ben otto anni la mia preghiera fu fiduciosa e perseverante davanti al trono di Dio. Fu, così, che
in una durissima prova che lo colpì, fu egli stesso a chiedermi di andare a chiamare i “fratelli”.
Aveva il diabete così alto che il suo corpo venne ricoperto da foruncoli e da piaghe che lo ridussero,
da quel grande ed aitante uomo che era, in una persona che andava via via disfacendosi e, a causa
del male, gli era stata perfino amputata una gamba.
Era ricoverato presso la clinica “Demma”, qui a Palermo, e fu allora che, vedendosi veramente al
limite della sopportazione, mi chiese di andare a chiamare i fratelli.
Io ero ovviamente addolorato per la sua condizione, ma giubilai mentre correvo verso i fratelli,
perché mi resi conto che il Signore lo chiamava alla Salvezza.
Per la grazia di Dio trovai alcuni fratelli e pure una sorella, la sorella CALCEDONIO-LO
BIANCO, che ebbe una parte importante nella preghiera che facemmo, infatti mentre la presenza
del Signore era palpabile, la sorella ebbe una visione: “un angelo di Dio venne e si sedette nel letto
di mio padre”. Dio lo aveva mandato per raccoglierlo.
Dopo quella preghiera passò poco tempo e mio padre fu portato morente a casa, ma il suo volto era
divenuto sereno come quello di un piccolo bimbo che dorme.
Quella fu una della più grandi vittorie che ho avuto seguendo, passo passo, il Signore.
Il mio cuore giubilava ma chiedevo a Dio un segno. Mio padre, infatti, sebbene fosse stato un uomo
leale, onesto e gran lavoratore, era stato un uomo molto duro col Signore e io desideravo che
l’Eterno mi rispondesse a suo riguardo; dicevo fra me: “Signore, hai veramente preso mio padre?
Hai cancellato davvero i suoi peccati?”
Per due mesi continuai a farmi queste domande, fin quando una notte ebbi una visione e vidi mio
padre che mi diceva: “Vieni, toglimi da questo luogo”. Io lo raggiungevo e ponendomelo a
cavalcioni, lo portavo in una stanza dove c’era un biancore prezioso e un lettino splendido dove lo
distesi.
Una Pace divina, e un senso di tranquillità, riempì quel luogo e il mio cuore, mentre contemplavo
mio padre. Ad un tratto 3 fasci di Luce intensa e splendida si staccarono da un angolo di quella
stanza e uno illuminò il volto di mio padre, mentre gli altri due si indirizzarono sul suo petto.
Ad un tratto vidi che a mio padre non mancava più la gamba; il suo corpo era divenuto perfetto,
mentre quella Luce cominciò pian piano ad allontanarsi portando con se la sua anima e mio padre
mi sorrideva dolcemente e mi salutava dicendomi: “Il Signore ti benedica, il Signore ti benedica”.
In quel momento la visione finì, mentre il mio cuore si riempiva di gioia e di commozione, insieme.
Il Signore mi aveva esaudito, Dio aveva convertito un uomo davvero difficile. Dio aveva Vinto
ancora. Gloria sia al Nome del Signore. Amen
Prima di mio padre, il Signore aveva convertito anche mia madre e anche per lei ebbi una
rivelazione divina. La sua chiamata all’Evangelo, infatti, mi fu preannunciata dal Signore che, dopo
preghiere, digiuni e contrasti, mi avvertì dicendomi: “Ecco, Io chiamo tua madre e faccio di essa
una pecora della mia greggia”.
Fu così che, dopo poco tempo, mia madre accettò il Signore, caricando su sé la propria croce di
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gravi afflizioni, violenze e mortificazioni. Ricordo che, un giorno, per sfuggire alle percosse di mio
padre, saltò giù dal primo piano del balcone di casa e mi venne a trovare per pregare subito il
Signore. Potete immaginare cosa voglia dire per una donna anziana gettarsi giù dal balcone?
Poco dopo arrivò pure mio padre col fucile spianato, mentre gli corsi incontro con l’Autorità di Dio
e nella Potenza del Suo Nome, gli strappai quell’arma ed evitai una grave tragedia; così Dio
applicava la Sua grande Misericordia.
Dio è davvero grande e meraviglioso.
UN UOMO ODIATO
Non voglio dedicare molto tempo a questo capitolo perché non ho mai voluto dare spazio e
importanza ai prodotti del maligno ma, in occasione di questa mia biografia, desidero onorare il
Nome del Signore e benedirLo per come Egli ha vigilato sulla mia vita, mi ha fortificato e Unto con
il Suo Santo Spirito.
Come ho già avuto modo di dire, in tutti questi 51 anni in cui ho camminato col Signore, non sono
mancate le persecuzioni e perfino le false profezie che preannunciavano la mia morte ma, grazie a
Dio, il Signore mi ha mantenuto sempre forte ed energico nelle Sue Vie inoltre, mentre coloro che
profetizzavano la mia fine sono caduti nella “fossa”, la mia Vita ha conosciuto nuove stagioni di
eccezionale giovinezza, ricevendo da Dio nuovo vigore ed entusiasmo; una forza che mi ha
permesso ogni giorno di Servire il Signore, non mancando mai dalla mia posizione di attenta
sentinella, per liberare il Suo Popolo dai ladroni, dai seduttori e dagli omicidi.
Questo è avvenuto perché ho dedicato la mia vita a Lui, consacrandomi e impedendo al diavolo di
avere qualsiasi compromesso con me. Per questo motivo posso gridare l’Evangelo ai “sordi” e
posso camminare a testa alta fra la gente, senza temere l’accusatore.
Ho servito Dio e nessun altro e ho gridato la Verità del Signore senza alcun secondo fine, solo
quello di guadagnare anime alla Salvezza, portandole a Cristo.
Per questo motivo sono stato e sono un uomo “scomodo”, perché non ho mai accettato la menzogna
e le mezze verità, ma ho decisamente e fedelmente seguito la Via della Redenzione che il Signore
Gesù ha tracciato sotto i miei piedi.
Molti mi hanno odiato per questo motivo e per nessun’altra ragione, perché nell’animo sono un
uomo pacifico, gentile e gran lavoratore e ho sempre, fin da piccolo, portato rispetto a chiunque,
specie alle persone deboli, anziane e indifese; e se, talvolta, ho ammonito qualcuno, l’ho fatto per
impedire all’anima sua di perire col peccato.
Per questi motivi mi hanno odiato senza ragione, così come fecero con il Maestro e hanno
profetizzato, scritto e divulgato le loro maledizioni contro di me, ma nessuna di esse mi ha mai
arrecato del male.
Una notte il Signore mi mostrò una Via obbligatoria da percorrere in una vallata e, trovandomi in
questo sentiero che era circondato da colline, non sapevo che migliaia e migliaia di arcieri erano
nascosti aspettando il mio passaggio per uccidermi.
Ad un tratto, ad un comando diabolico, mentre passavo con l’intenzione di raggiungere dei fratelli,
ecco che migliaia di frecce micidiali mi furono lanciate contro e io le vedevo benissimo, ma quando
queste mi raggiungevano, ecco che si trasformavano in cannucce che mi procuravano solo solletico,
ma nessun dolore e nessuna ferita. Gloria sia al Nome del Signore.
Molte volte il diavolo si è usato di falsi profeti per arrecare del male nell’Opera, ma il Signore è
stato fedele e misericordioso. Qualcuno che stava fra noi e ci lasciò per andare nelle Assemblee di
Dio, fu colpito da un male e “puntualmente” qualcuno profetizzò sopra di lui, parlando contro di
me. Anche quest’uomo – che si chiamava SCALICI Giovanni ed era una “Guardiamarina” –
doveva andare per “valli e monti”, come a molti altri era stato profetizzato, ma la volontà di Dio
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non fu questa e venne confermata non solo attraverso di me, ma anche tramite un vecchio fratello e
veterano dell’Opera, il fratello CANCELLIERI, il quale aveva un prezioso dono di visioni.
Con questo fratello ci accordammo di andare a trovare il fratello SCALICI in ospedale; lì il fratello
ci accolse pensando che io lo rimproverassi per aver lasciato il Ministerio, ma non era questa la mia
intenzione, anzi ero deciso a intercedere davanti a Dio affinché riprendesse vigore e fosse liberato
da quella brutta malattia, così pregammo il Signore gridando davanti al Suo Trono.
Il fratello SCALICI ci disse che sarebbe guarito, che qualcuno gli aveva profetizzato una completa
guarigione e che sarebbe andato a servire il Signore per “valli e monti”, perché quella sarebbe stata
una prova momentanea.
Prima di compiere quella visita, m’ero accordato con il fratello CANCELLIERI che ci saremmo
parlati solo alla fine, una volta usciti dall’ospedale, e così fu.
Il fratello mi disse: “…quando ho pregato per lui ho visto una ghirlanda di fiori e una fascia nera
nel mezzo” e io gli risposi che anche a me il Signore aveva dato una visione di morte e non di
guarigione. Questa riposta da parte del Signore fu risaputa e una sorella che soleva frequentare
l’Opera, e pure le Assemblee di Dio, venne da me alquanto contrariata, poiché le profezie di quella
chiesa sul fratello SCALICI erano del tutto differenti – diametralmente opposte; ella mi disse:
“…ricorda che ne va di mezzo il tuo nome, il tuo Ministerio, non sarai più creduto perché
quell’uomo non morrà ma vivrà per la gloria di Dio”. Le risposi che se il Signore avesse parlato
tramite quella gente, avrebbe esattamente fatto secondo la Sua Parola, ma se avesse parlato tramite
me, allo stesso modo, avrebbe fatto esattamente secondo la parola profetica da me proferita. “Il
Signore fà sempre ciò che dice!”
Passarono solo pochi giorni e ricevetti una telefonata da parte di qualcuno che mi annunciava che
quell’uomo era stato dispensato dai medici e che aveva lasciato l’ospedale per essere portato a casa,
dove andava peggiorando ora dopo ora.
Al telefono mi fu chiesto di andare subito a casa sua per pregare, e così feci.
Giunto in quella abitazione vidi il fratello molto sofferente e sul punto di morire, così lo
raccomandai alla Grazia del Signore, il quale aveva adempiuto esattamente la Sua Parola. Il fratello
morì da lì a poco.
L’Opera ha continuato fra molti ostacoli, ma il Signore mi ha sempre mandato per le strade, nelle
case, negli ospedali dove infaticabilmente pregavo sopra gli ammalati e li ungevo con l’Olio ed essi
venivano miracolosamente guariti, anche da malattie mortali.
Nessuno che ami Dio si senta abbandonato da Lui, perché Egli vigila sui Suoi operai e da loro forza
e una Via d’uscita, proprio come fece con i grandi condottieri di Israele.
Mi ricordo che, una mattina di Santa Cena, vennero due uomini malvagi, che pur si facevano
chiamare “fratelli”, i quali si fermarono in Cortile Lampedusa per intoppare le anime dicendo loro:
“quest’Opera non è da Dio, non entrate”, ma i fratelli e le sorelle entravano lo stesso per assistere
al Servizio, però il Signore mi faceva vedere che in loro c’era qualcosa che li turbava, così capii.
Alla fine del culto tutti se ne andarono alle loro case, ma io acchiappai quei due “compari”, li feci
entrare nella Casa del Signore e chiesi loro il motivo di quel comportamento malvagio e scellerato.
“Quest’Opera non è da Dio” mi dissero.
All’udire queste parole, lo Spirito di Dio mi prese e parlai loro con autorità, facendoli uscire subito
da quel luogo santo: “…se quest’Opera non è da Dio, voi prospererete; ma se è da parte del
Signore, voi cadrete in grave miseria!”
Ora io sapevo bene che era stato proprio il Signore a suscitare quest’Opera.
Passarono solo tre o quattro giorni, quando qualcuno venne da me e implorò pietà per questi due
“meschini”, chiedendo di fare una colletta, poichè Dio li aveva colpiti con una indigenza
“fulminante”, talchè non potevano più permettersi di comprare nemmeno un chilo di pane.
Vi sono tanti episodi circa l’odio e l’ipocrisia delle persone che hanno avversato il Signore; ricordo
che un tale ci accolse a casa sua per pregare ma, quando cominciammo a lodare Dio, lui si alzò
dalla preghiera per chiudere porte e finestre, perché si vergognava di Cristo, ma venne il giorno che
Dio si vergognò di lui ed egli morì, secondo che è scritto: “…se Io mando qualcuno, chi lo riceve,
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riceve Me e chi riceve Me, riceve Colui che Mi ha mandato”.
Sono passati molti anni, ma le cose che Dio ha fatto sono davvero meravigliose. In quei giorni si
ebbe una grave prova nella sorella CAMPIONE Anna la quale fu colpita da un male che le divorò
ben presto tutto l’intestino e, dispensata dai medici, fu condotta a casa dove avrebbe dovuto
attendere la morte fra atroci dolori.
La sorella e suo marito, Salvatore, erano una coppia umile, povera ma dignitosa. Essi amavano il
Signore con semplicità e, quando questa dura prova si abbattè su loro, io e alcune sorelle ne
prendemmo subito cura.
La sorella, priva di intestino, non poteva trattenere ciò che beveva o mangiava, così quando aveva
sete o fame, prima veniva posta sul gabinetto e poi le si poteva dare dell’acqua o del cibo. Tutto
quello che ingeriva veniva subito evacuato, immediatamente.
Potete immaginare cosa può significare questo? Pensate che nemmeno il genero della sorella voleva
entrare in quella casa, perché aveva paura di qualche contagio.
La casa della sorella, che era sottomessa al livello della strada, era divenuta puzzolente e, solo la
forza di Dio, ci permetteva di recarci da lei quattro volte al giorno; io facevo da autista, mobilitavo i
fratelli e pregavo il Signore, mentre le sorelle che erano con me provvedevano a fare le pulizie,
lavavano per terra, le lenzuola sporche di sangue, lavavano e accudivano la sorella Anna e suo
marito.
L’Evangelo di Cristo ci ha insegnato che il Signore non ha mai avuto a schifo gli ammalati, anzi li
guariva, li consolava, li abbracciava e così facevamo noi, esattamente così; Dio ci ha insegnato a
supplire ai bisogni del nostro prossimo.
Tutto veniva fatto con entusiasmo, con determinazione e con vero amore e questo lo facevamo
quattro volte al giorno, e lo facemmo per ben sei mesi.
Pregavamo senza sosta, ma la prova continuava ad aggravarsi; il Signore provava il nostro cuore e
la nostra Fede, ma grazie a Lui, siamo rimasti fermi nel combattimento e non abbiamo mai lasciato
spazio alla disperazione o ai dubbi.
Un giorno, al fine di conciliare i miei sacri impegni col Signore con quelli delle sorelle che
accudivano Anna, mi recai da lei anticipatamente, da solo.
Appena giunto, mi accorsi con stupore che la sorella non era nel suo letto; ella non avrebbe potuto
alzarsi, per cui chiesi a suo marito dove fosse sua moglie:
- “…a fare la spesa”, mi rispose;
- “come hai detto?”, dissi;
- “a fare la spesa, mia moglie si è alzata questa mattina e se ne è andata a fare la spesa!”,
così replicò il fratello Salvatore e continuò “…si fratello, ieri sera quando stavo per andare
a letto, mi affacciai alla mezza porta di casa e ho detto: <Signore, visita questa famiglia,
non lo vedi cosa abbiamo?>. Così, mentre parlavo col Signore, una grande Luce riempì
tutta questa contrada”.
Quando il fratello finì il suo racconto, mi misi ad aspettare la sorella che tornasse, ma avevo
l’animo percorso da molti sentimenti; avevo gioia e glorificavo Dio, mentre pensavo con ansia alla
sorella. Ad un tratto la vidi che tornava con alcuni sacchi della spesa; le corsi incontro
premurosamente e le dissi:
- “sorella Anna, ma come ti sei permessa di alzarti dal letto?”
- “è passato, è passato tutto”, mi rispose la sorella.
Giunti a casa, la feci sedere ed ascoltai con calma la sua esperienza, come la sera prima aveva avuto
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una meravigliosa visione:
- “…mi sono ritrovata in una stanza d’ospedale e ho ricevuto la visita del Primario che era
accompagnato da giovani medici vestiti in modo meraviglioso. Il Primario si è avvicinato a
me e mi ha detto: <Come stai figliola?>. Sto morendo, gli dissi, sto male, sto morendo ma,
ad un tratto, quel Primario mi toccò il capo con dolcezza e mi disse: <Non temere, tutto è
compiuto!>. Quando quel dottore mi toccò il capo sentii una invasione di Vita in tutto il mio
corpo e, quando aprii gli occhi, mi ritrovai nella mia casa, nel mio letto ma mi sentii ripiena
di forza e di Vita. Mi sono alzata, sono andata in cucina e ho cucinato per me un chilo di
pasta asciutta”.
- “…e la pasta?” le chiesi;
- “arristò ‘nà panza9”, mi rispose teneramente, in tutta semplicità.
Volevo saltare, gridare, piangere, non so, volevo fare pazzie per la gioia. Dio aveva ascoltato le
nostre preghiere ed aveva magnificato il Suo Nome Santo.
Dopo alcuni mesi, per ordine del Centro Tumori di Palermo, un vigile urbano venne a cercare la
sorella Anna a casa sua, ma lei era uscita, c’era suo marito che costruiva carrettini siciliani. Così il
vigile disse al fratello Salvatore:
- “Abita qui CAMPIONE Anna?”
- “E’ me mugghieri10”, rispose l’anziano fratello;
- “Da quanto tempo è morta sua moglie?”, replicò il vigile;
- “Ma quannnu mai? Me mugghieri è viva, aspittassi cà ora veni e parra ‘cu idda11!”, disse il
fratello Salvatore;
- “Ma qui risulta che quattro mesi fa l’hanno dispensata dall’ospedale e che stava per
morire”, replicò stupito il vigile, mentre sopraggiungeva la sorella con i suoi sacchi della
spesa.
Quel vigile volle sedersi dentro casa e volle ascoltare tutta la testimonianza della sorella Anna,
come il Signore l’aveva provata, ma come pure l’aveva guarita e l’aveva liberata dalla morte.
Quel vigile nel suo rapporto scrisse che la sorella non era morta ma che era vivente e che l’aveva
vista tornare a casa con i sacchi della spesa.
Cari lettori, questa fu una testimonianza di grande edificazione per la mia vita, per il Ministerio e
per tutti coloro che, in quei tempi, ebbero modo di ascoltarla direttamente dalla voce della sorella.
E’ vero, il nemico ci odia e cerca di scoraggiare i Servi di Dio, ma il Signore è fedele e non viene
mai meno.
Quando il risveglio divampò fra noi, cortile Lampedusa divenne come una nuova “Azusa Street”
quando, nel secolo scorso a Los Angeles (USA), migliaia e migliaia di anime furono liberate,
guarite, battezzate con lo Spirito Santo e testimonianze di eventi eccezionali glorificarono il Nome
del Signore.
Tutto ciò avvenne anche a Palermo, le anime confessavano coraggiosamente i loro peccati, anche
9 Tradotto: E’ rimasta nella pancia.
10 Tradotto: E’ mia moglie.
11 Tradotto: Ma quando mai? Mia moglie è viva, aspetti perché ora verrà e potrà parlare con lei.
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quelli innominabili; c’erano molte visioni e Dio si rivelava con l’affermazione dalla Sua Santa
Parola.
La gente chiedeva misericordia al Signore e, quando i peccati venivano rivelati, si convertiva a Dio;
persino una baronessa che un giorno venne in chiesa e ci disprezzò qualificandoci come “pecore
belanti”. Ricordo che due sorelline, ripiene di Spirito Santo, si accordarono fra loro e pregarono il
Signore che toccasse quella donna e la stramazzasse per terra per renderla umile. Cari lettori,
avvenne proprio così, il Signore esaudì quelle sorelline e stramazzò quella donna per terra; ella
cominciò a gridare, a contorcersi, a sbuffare poi, quando fu un po’ più lucida, chiese dove si
trovasse e chi fosse stato a gettarla per terra. Io le dissi che era stato il Signore e, questa mia frase fu
per lei una vera novità, confessandoci di non sapere che Dio era vivente.
Questo suscitò molta gelosia fra i Pastori di Palermo e d’Italia e il mio nome divenne famoso, come
se avesse provocato una epidemia di lebbra e, ancor oggi, pur vedendo preziose testimonianze in
televisione e udendole per radio, molta gente non ha abbandonato ancora questo insano sentimento,
ma io so per certo che Dio farà Giustizia.
In quei tempi, per ben due volte, nel giro di una settimana, il Signore mi disse di non andare in un
certo luogo, poiché non avrebbero ricevuto più la mia testimonianza e, debbo confessare che,
quanto detto da Dio, fu subito notato da me nei fatti.
Naturalmente, dicendo “certo luogo”, mi riferisco ad una chiesa evangelica che era piccolina,
all’inizio, ma quando piacque al Signore di usarmi in quel mezzo, la chiesa cominciò a prosperare e
ad ingrandirsi e molte anime venivano alla Salvezza. Eppure questa benedizione suscitò una
profonda gelosia, sentimento che io non avrei mai pensato si sviluppasse nei cuori di gente che pur
si definiva “cristiana”.
Una notte, dopo aver servito il Signore, stavo riposando ma, ad un tratto, ebbi una visione: un
potente angelo posto ai piedi del mio letto, mentre dietro di lui vidi l’infinito celestiale; egli mi
disse: “Il combattimento sarà lungo, ma se lo sosterrai, vedrai quanti te ne cadranno innanzi!”
Così, il combattimento è venuto e, tutt’oggi, non è ancora finito.
La Rivelazione del Nome di Gesù e della Sua identità, ha incrementato nel mio cuore la fede e la
fedeltà ma, da sopra i pulpiti delle chiese e per le strade, sono state aizzate orde di malvagi operai
che hanno fatto del mio nome una “strana canzone” ma, anche se la battaglia si è accanita contro
me fin dentro le famiglie, il Signore mi è stato sempre vicino, benedicendomi e fortificandomi; Egli
non mi ha lasciato e non mi ha abbandonato, anzi mi ha consolato con le Sue preziose rivelazioni.
Così, una mattina d’estate, mentre ero nella mia casetta di campagna, mi rivolsi a Lui nello Spirito,
dicendogli:
- “…Signore, ti prego, fammi conoscere la Tua identità”.
Nemmeno ebbi il tempo di concludere la mia frase che la Voce di Dio mi raggiunse e, in modo
chiaro e inequivocabile, mi disse:
- “Io sono Colui che sono e fuor di Me non c’è alcun altro!!”
Il mio cuore ha ricevuto da Dio la Forza dello Spirito Santo e la Potenza del Nome di Cristo Gesù;
così ho continuato a predicare con forza, senza paura e infaticabilmente, le Virtù di Colui che ci ha
chiamati dalla morte alla vita e dalle tenebre alla Luce, e dalla potestà di satana alla libertà di veri
“figlioli di Dio!”.
L’Opera in cui ora molti di voi siete innestati, è il risultato dell’Amore di Cristo, il risultato del Suo
Sacrificio compiuto sulla croce, è il risultato della mia chiamata da parte di Dio e della mia
ubbidienza al Signore, anche se non posso reputarmi perfetto davanti a Lui, poiché anche io ho
avuto i miei abbagli, anche io ho fatto i miei sbagli, ma il Signore conosce il mio cuore, come –
attimo per attimo – l’Ho servito con riverenza e timore e a Lui mi sono aggrappato come l’edera si
aggrappa alla Roccia.
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Chi sarà fedele al Signore e puro di cuore, sarà per sempre con Dio e da Lui sarà ricompensato con
grande premio, anche se costui non avrà compiuto grandi cose e non avrà affrontato innumerevoli
battaglie spirituali. Amen.
Dobbiamo davvero tanto al Signore.
UNA VALOROSA COMPAGNA
Oggi, desidero farvi sapere che circa 3 anni fa lo Spirito Santo fedele mi rivelò che Dio stava
preparando mia moglie per portarla in Gloria, dove ora lei si trova stando alla fedeltà del Signore e
alle gloriose testimonianze di diversi fratelli e sorelle.
Nella mia vita ho accettato sempre le prove con dignità, così come il Signore stesso mi ha detto,
così come mi ha detto che sarei rimasto solo e che la preziosa sorella Maria sarebbe stata raccolta in
cielo.
Oggi, benedico ancora e a voce alta il mio Dio perché, pur avendo perso la creatura più cara della
mia vita, il mio cuore è rimasto fermo nella Santa Fedeltà dell’Unzione e non ho lasciato al diavolo
che mi scoraggiasse o che mi influenzasse con le sue tristezze, perché so che un giorno, nel cielo e
per la Gloria di Dio, rivedremo la sorella Maria.
Il giorno 3 marzo 2003 il Signore l’ha presa; molti ricorderanno il suo funerale, perché – come il
Signore aveva preannunciato per la bocca del Profeta e mio amico Walter FRISBY - quest’opera
avrebbe avuto un grave lutto e vi sarebbe stato un grande funerale. Non avevo mai visto tanto
popolo come l’ho visto al suo corteo funebre; un grande popolo che le ha reso omaggio; solo nei
tempi dei risvegli forse vi fu tanta partecipazione di fratelli ma, nell’occasione di questo funerale,
molti sono ritornati all’ovile provando un senso di rispetto e di pentimento.
Ricordo ancora come il Signore ha benedetto tutte le anime presenti anche per il messaggio che Dio
ha messo nella bocca del fratello Maurizio BUA di Milano, mio figliolo spirituale, come del resto
tanti altri Servitori che ho partorito nei miei legami con Cristo.
La sorella Maria è stata una donna valorosa, lo dico nella speranza che anche voi lettrici possiate
esperimentare un carattere sincero, semplice e timorato del Signore.
Lei ha avuto un ruolo non indifferente nel mio Ministerio, perché ha saputo comprendere la mia
Fedeltà e totale Ubbidienza verso il Signore.
Chi mi conosce sa bene che ho servito Dio con tutto il mio cuore e, per questo motivo, non ho
guardato alle qualità delle persone, non ho riguardato alla mia famiglia, ai miei figli o chiunque
altro mio affetto, ma ho posto davanti a tutti il Signore e il Suo Popolo. Si, quello stesso Popolo che
ho curato meglio dei miei stessi figli, e questa è la verità e chi mi conosce sa che sto dicendo il vero.
Il passo verso le incomprensioni, verso i giudizi nei miei confronti è stato troppo piccolo per molti,
ma Dio mi ha affidato le Sue “pecore” e io – per Suo ordine – le ho cibate, le ho curate, le ho
ammonite e, quando il tempo della raccolta è stato deciso da Dio, le ho consegnate fiducioso nelle
Sue sante mani, consapevole che sarebbero state accolte fra le braccia del Signore, nel Regno
d’Amore.
Quale altra donna mi avrebbe potuto comprendere e collaborare fattivamente come ha fatto lei?
Chi avrebbe ricevuto con gioia a casa decine di fratelli collaborando nella preghiera e
nell’ospitalità? Lei lo ha fatto con amore, come un giorno ricevemmo la visita di ben 34 fratelli e
sorelle. Quel giorno il Signore fu glorificato in preghiera e nelle lodi, ma quando fu l’ora di cenare
non avevamo nulla da dar loro, solo un po di pasta bastevole credo per due persone, per me e la
sorella Maria, ma non per gli altri.
La mia compagna venne da me molto preoccupata perché non avevamo altro da cucinare, ma con
l’Unzione di Dio le dissi di mettere sopra la pentola e di “buttar” giù quella pasta.
Quel giorno tutti mangiarono abbondantemente, perché il Signore moltiplicò quella pietanza e
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furono impiegati 34 piattoni da pranzo; ricordate come erano questi piatti di un tempo? Erano molto
capienti perché il contadino o il lavoratore si cibava prevalentemente di pasta, quando la mangiava
la sera, dopo una giornata di pesante lavoro.
Così, uno dopo l’altro, tutti i fratelli ebbero il proprio “piattone” di pasta.
Chi ha fatto questo?
Dio, solo Dio può fare questo!! Alleluia.
La sorella Maria è stata preziosa al mio fianco, perché anche Dio l’ha posta accanto a me per mio
valido aiuto.
Quando le ho detto: “Maria, vedi che il Signore mi manda qua o là, devo andare subito…”, lei ha
sempre compreso, e quando magari una telefonata di soccorso spirituale è giunta a casa mia nell’ora
di pranzo o della cena, mentre stavamo mangiando un’umile pietanza, ebbene sono subito corso in
aiuto di quelle anime in pena senza finire il mio pasto, lasciando ogni cosa; quale altra donna
avrebbe tollerato questo non una o due volte ma centinaia di volte? Lei ha sempre compreso.
La domenica, quando avrei potuto starmene un po’ a casa come fanno tutti, godendo dei miei affetti
e cullando i miei bambini, non l’ho fatto perché non ho dato posa alla mia vita, ma sono andato
sempre a Servire il Signore tutto il giorno, perché Dio mi ha eletto Suo Servo facendomi
comprendere il pieno significato di questa “missione”.
Non sono e non sono stato un “mercenario” o un “idealista”, no!
Sono e sono stato un sincero e fedele Servo del Signore, un uomo che l’ha amato e che ha amato il
Suo Popolo veramente.
Qualche altra donna non avrebbe resistito al mio fianco, sarebbe andata in giro confidando i suoi
languori con qualcuno, ma la sorella Maria non l’ha fatto, lei mi ha sempre compreso.
Oggi, la mia riconoscenza va a Dio per avermela posto al fianco per circa 50 anni, durante i quali
abbiamo conosciuto la pace e la gioia familiare; talvolta il maligno avrebbe voluto divorarci e
toglierci di mezzo, ma il Signore ha sempre Vinto ed è stato glorificato nella nostra vita. Alleluia!!
Siamo andati avanti senza “grilli” per la testa, con umiltà e semplicità e Dio ci ha grandemente
benedetto.
Continua...

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BIOGRAFIA del Pastore Antonino Chinnici - Terza ed Ultima Parte

Messaggio  Lieto Annuncio il Dom 9 Nov 2014 - 13:27


Terza Parte
Ringrazio il Signore per la forza che mi ha dato e per la Fede che ha coltivato nel mio cuore
Parlando di decessi, ricordo che un giorno – mentre stavo tornando a casa dalla campagna – mi fu
portato un uomo che, mi dissero, stava per morire.
Qualcuno gli aveva profetizzato che sarebbe morto entro due mesi.
Quando udii queste cose, non volli nemmeno lavarmi ma ricorsi subito ai piedi del Signore, mentre
quell’uomo era tutto tremante e pieno di paura vera.
Nel corso della mia preghiera il Signore mi disse nel cuore che quella profezia era falsa e che
quell’uomo non sarebbe morto e non aveva proprio nulla da temere.
Finito di pregare mi andai a lavare, ma quell’uomo era impaziente e voleva subito da me una
risposta, voleva sapere quale era la Parola del Signore.
Ricordo che, improvvisamente, lo Spirito Santo mi prese nella potenza e gli dissi con autorità:
“Senti bene, tu non morrai, ma vivrai per la Gloria di Dio”.
All’udire queste parole, quell’uomo mi abbracciò disperato, come avendo ancora qualche dubbio,
infatti mi replicò tremante, dicendo: “…si tratta della mia vita”, ma io perentoriamente gli dissi di
lasciarmi perché non sarebbe morto, gli gridai “Tu non morrai!” Gloria sia al Nome del Signore.
Dopo quella sera non vidi mai più quell’uomo, ma dopo cinque anni incontrai la persona che
l’accompagnò da me e mi riferì che era vivo e che stava molto bene.
Non vidi più quell’uomo, ma avrei voluto che tornasse nella Casa del Signore e ringraziare Colui
che l’aveva liberato dalla menzogna e dalla malvagità; così mi rendo conto che certa gente “dalla
profezia facile” non dovrebbe stare in mezzo al Popolo di Dio. No, non dovrebbe assolutamente
stare in mezzo al Popolo di Dio.
Molti falsi profeti hanno profetizzato compiendo un gran danno spirituale e pure materiale.
Negli anni del Risveglio, il Signore provò diverse famiglie con gravi malattie, ma sorsero fra noi
30
alcuni che facevano profezie di nascosto. Io visitavo queste famiglie e i congiunti dei malati mi
chiedevano se quei poveretti sarebbero guariti, poiché qualcuno aveva loro profetizzato che
avrebbero trovato guarigione e che non dovevano assolutamente darmi ascolto.
Ricordo che nella famiglia del fratello RIGOGLIOSO Antonino, un giovane fu colpito da un male
alle ginocchia, un tumore che andò avanti. Un “profeta” gli profetizzò che avrebbe trovato
guarigione e che avrebbe servito il Signore per “valli e monti”.
Il Signore nella notte mi fece vedere un funerale, il suo, e come il feretro sarebbe stato preceduto
dai suoi compagni di scuola, ordinati per due e, ogni coppia, con in mano una ghirlanda di fiori
bianchi. Vidi tutto nei minimi particolari e, per dovere cristiano, dovetti avvisare quella famiglia.
Così avvenne e nel giorno del funerale, quel “profeta” fu accanto a me nel cimitero di Santo
Spirito, qui a Palermo.
Quel corteo funebre si svolse esattamente per come l’avevo visto, così mi rivolsi a lui
richiamandolo alla Volontà divina ma, per tutta risposta, anziché mortificarsi e mettersi una mano
nella bocca, quell’uomo cominciò sfacciatamente a parlare a voce alta:
- “guardate fratelli, guardate la visione che Dio ha dato al nostro Pastore si sta verificando,
guardate quei giovani con le ghirlande….”
Questi profeti “improvvisati” dicevano di non ascoltarmi, ma il Signore non ha due bocche, ma una
sola, Egli non è ipocrita, ma Egli è la Verità, e quel ragazzo morì.
Oh, cari lettori, il Signore è meraviglioso ed è molto bello esperimentare la Sua Santa presenza.
Ho, dunque, affermato che la sorella Maria è stata una preziosa collaboratrice del Ministerio e solo
una donna come lei ha potuto comprendere la Volontà di Dio che richiedeva spesso una
disponibilità pronta all’ubbidienza.
Un giorno, quando abitavo a Belmonte Mezzagno, stavo ritornando anticipatamente a casa dal
lavoro perché pioveva; verso casa pensavo come avrei trascorso quella mezza giornata libera,
quando il Signore mi parlò insistentemente nello Spirito, dicendomi:
- “Vai a Palermo, vai a Palermo”;
- “Ma cosa vado a fare a Palermo?” dissi fra me, ma ecco che il Signore ripeteva:
- “Vai a Palermo, vai a Palermo”.
Giunto a casa dissi a mia moglie di preparare subito tutto ciò che avevamo pronto da mangiare e di
mettere tutto dentro dei sacchetti. La sorella Maria mi rispose:
- “Ma non dovrai andare domenica a Palermo?”
- “Sì, è vero, ma ho ricevuto un ordine divino che devo andare anche adesso, subito”, le
risposi.
La sorella Maria mi preparò tutto per bene e in fretta, così mi precipitai a prendere l’autobus per
Palermo; non sapevo cosa andare a fare e non sapevo dove avrei dovuto andare, ma confidavo nella
guida e nella fedeltà del Signore.
Giunsi, così, alla Stazione Centrale di Palermo, mi guardai attorno e chiesi al Signore di guidarmi
perché non sapevo proprio cosa fare.
Ad un tratto, il Signore mi parlò dicendomi: “Prendi l’autobus numero 27 e vai all’aeroporto di
Boccadifalco”.
Feci proprio questo, mentre riflettevo che in quei paraggi abitavano alcune famiglie evangeliche, fra
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cui la famiglia CACCAMO.
Arrivai all’aeroporto e il Signore mi guidò verso un’abitazione, così suonai insistentemente il
campanello, perché non rispondeva nessuno; eppure sapevo che il Signore non faceva nulla a caso.
Così, dopo qualche istante, sentii del rumore come se qualcuno guardasse attraverso lo spioncino
della porta e una voce delicata chiese chi fosse. “Sono il fratello CHINNICI” dissi, e quella porta si
spalancò davanti ai miei occhi.
Mi trovai innanzi la cara sorella, moglie del capofamiglia, che cominciò tutta festante a gridare:
“Benedetto, benedetto è il Signore, Egli non ci ha lasciato, né ci ha abbandonato” mentre,
piangendo, corse verso la stanza da letto dove stava coricato suo marito e l’abbracciò.
Io guardai quella scena, compresi e commosso cominciai a ringraziare il Signore per la Sua fedeltà.
Fui accolto in quella casa come un Angelo del Signore, consegnai i miei sacchi della spesa, ricolmi
di tutto quello che mia moglie era riuscita a metterci dentro, mentre la sorella mi spiegò che suo
marito non lavorava ormai da parecchio tempo e che erano ridotti in misero stato; solo la
compassione del vicinato aveva permesso loro di mangiare un pò di pasta, regalata specialmente per
i bambini.
Ciò che mi fece maggiormente rallegrare in quella occasione fu il racconto della sorella, la quale mi
disse che, proprio quel giorno, erano davvero disperati e il fratello s’era messo a piangere come un
fanciullo mentre, privo di forze, s’era messo a letto; fu proprio in quegli attimi che la sorella, ripiena
di fede, disse: “Non temere, perché il Signore sa ogni cosa, sa cosa c’è da fare, Egli non ci lascerà
e non ci abbandonerà” e, proprio in quell’attimo, udirono suonare alla porta, vedendo proprio me.
Potrete mai immaginare quali lodi ho potuto offrire al Signore per la Sua Misericordia?
Egli è fedele, non lascia e non abbandona coloro che sperano in Lui.
VIAGGI MISSIONARI
Da 50 anni, ormai, ho imparato dal Signore che – prima di intraprendere qualsiasi
iniziativa - è buona cosa aspettare pazientemente ed umilmente l’espressione della
Sua Volontà che, spesso, si è poi manifestata in modo del tutto inaspettato.
Per questo motivo posso dire di aver compiuto solamente ciò che Egli mi ha ordinato
e, solo così, posso essere veramente sicuro di aver ricercato il bene delle Sue
“pecore”.
Il Signore mi ha condotto in vari Paesi del mondo e, dove sono andato, non ho mai
sentito il bisogno di compiere escursioni turistiche perché, da quando ho conosciuto il
Signore e dopo aver visto e “toccato con mano” il Regno di Dio, poiché il Signore
mi ha dato grazia di essere rapito nel cielo, non ho più provato nessuna attrazione per
le cose di questo mondo.
Ringrazio per questo il mio Gesù, perché ha tolto dal mio cuore tutte le tendenze che, invece,
ritrovo purtroppo in molti credenti, i quali talvolta si comportano come se non dovessero mai più
lasciare questa terra, mentre in cielo non porteremo nemmeno un fazzoletto, nemmeno una penna;
lo credete?
Ho compreso questa meravigliosa lezione da parte del Signore, per cui dovunque io
vada, non sento alcuna istanza dentro il mio cuore se non quella di compiere la mia
missione e di assolvere pienamente ai miei compiti pastorali e missionari.
Chi ha viaggiato con me potrà comprendere ciò che sto dicendo e potrà certamente
affermare che solo la Parola di Dio è la mia felicità e solo la Presenza del Signore può
saziare l’anelito meraviglioso e dolce che ho dentro me.
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Così, ho viaggiato per tutta l’Europa, sono stato ancora nelle Americhe, in Asia, in
Africa e, ovunque, abbiamo lasciato il buon odore di Cristo.
Nel tempo in cui il Signore mi preparava per compiere dei viaggi missionari in Sud
Africa, Iddio mandò a Palermo il fratello PRINSLOO, un uomo unto con un potente
Ministerio profetico.
Ricordo che ero con lui e col fratello FOX che lo traduceva, alla Stazione Centrale di
Palermo. Quel giorno cominciò a piovigginare e, per questo, mi sentii mortificato
poiché volevo fare bella figura col profeta, così dissi fra me: “…Signore, questo è un
giorno cattivo, poteva fare un tempo diverso…”
Nemmeno ebbi il tempo di finire la frase nella mia mente che il fratello PRINSLOO
si rivolse all’interprete parlandogli di me; così il fratello FOX, traducendo in Italiano,
mi disse: “Il fratello PRINSLOO mi ha detto: <di al fratello CHINNICI che non si
lamenti del tempo che fa perché quando piove o fa bel tempo è tutto ordinato dal
Signore>”.
Ricordo che, quando il profeta lasciò Palermo, profetizzò che quest’Opera avrebbe
avuto un potente risveglio, ma mi disse pure: “…guardati, perché ci sarà una grande
chiamata di popolo, ma tu soffrirai molto perché non tutti intenderanno le cose”;
così avvenne!
Quando andai a lasciarlo all’aeroporto, il mio cuore si riempì di tristezza perché era
divenuto per me come un padre e ora mi lasciava solo nuovamente, come lo ero stato
giungendo a Palermo, eppure avevo con me un popolo che Dio salvava, aggiungendo
migliaia, migliaia e migliaia di anime.
Chiesi al Signore di farmi capace perché mi sentivo misero ma, pochi giorni dopo,
giunse l’invito per partecipare ad una Conferenza evangelica in Sud Africa.
Con Lui ho fatto meravigliose esperienze, come quando – trovandomi in quel lontano
Paese – un giorno ebbi una meravigliosa visione: “mi trovai di fronte ad un
anfiteatro dove c’erano seduti migliaia di giovani uomini; erano tutti
straordinariamente uguali, tutti con la stessa altezza, tutti con la stessa faccia e con
lo stesso vestimento; tutti con un portamento regale. Fra questi se ne staccò uno che,
scendendo lungo le gradinate, mi si avvicinò fermandosi a circa 2/3 metri. Notai che
aveva una Bibbia in mano e, infatti, poco dopo mi rivolse la parola mostrandomi
proprio il Libro di Dio; la sua voce era dolce e forte nello stesso tempo, mentre la
sentivo penetrare dentro me con autorità. Egli mi disse: <Questo Libro non si
diparta giammai dalla tua bocca, ma medita in esso giorno e notte e prendi guardia
di fare tutto ciò che in esso è scritto, perché allora renderai felice le tue vie e allora
prospereraiiiiiii>.
Al suono dell’ultima frase il cielo cominciò a tremare, mentre quella voce si perdeva
armoniosamente nei cieli”.
Tante sono state le gloriose vicissitudini che ho avuto con il Signore e con i Suoi
Santi angeli. Essi mi hanno sempre accompagnato e non mi sono mai sentito solo,
perché sono stato sempre benedetto dalla loro presenza, anche in situazioni molto
spiacevoli.
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Quest’Opera, questo Popolo, ha una storia che tutti debbono sapere; una storia
abbinata alla volontà di Dio che ringrazio perché oggi ci permette di ricordare la Sua
Grazia, anche nei dettagli, nei personaggi, nei luoghi, nelle epoche.
Certo gli affanni non sono mancati, soprattutto infamie contro di me gettate da misera
gente abbindolata dal diavolo, ma Dio è stato meraviglioso con i Suoi interventi di
soccorso. Una mattina, infatti, dopo aver cercato il Signore, un potente Angelo si
presentò vicino il mio letto e, con una potente voce, mi disse: “Il combattimento sarà
duro, ma se lo sosterrai, vedrai quanti te ne cadranno innanzi”.
Dietro le sue spalle io vidi l’immensità, l’infinito dello Spirito di Dio, la Luce e la
Bellezza dei colori dello Spirito Santo; qualcosa che affascina e che ci fa
comprendere quanto siamo miseri, come siamo polvere.
In uno dei risvegli abbiamo potuto vedere come l’uomo non possa trattenersi, nella
presenza di Dio, dal confessare i propri peccati e ho notato come il Signore sia
disposto a perdonare e a liberare da ogni tipo di inganno, di superbia e da ogni
influenza malefica dovuta ad un mondo davvero “rovinato” dal diavolo. La Bibbia
dice che “Realtà è Gesù Cristo” ed io ho visto come gli uomini sono stati trasformati
dal Signore in una nuova realtà, quando Lo hanno incontrato.
Ricordo che ci furono periodi in cui il Signore mi spinse verso la Grecia per l’Opera
della Chiesa clandestina d’Albania. Grazie al Signore, avevamo un accordo
amorevole col fratello Giuseppe LAISO e con un gruppo di fratelli della Svizzera
italiana. Così, spesse volte ci siamo trovati tutti a Brindisi e, grazie ad una Missione
che ci forniva di materiale evangelico in Lingua albanese, potevamo imbarcarci sul
traghetto per la Grecia, con quintali e quintali di Bibbie, Nuovi Testamenti, e
letteratura cristiana.
Ogni libro ed opuscolo era custodito in una busta impermeabile e galleggiante,
quindi, in piena notte, potevamo gettare in mare tutti quei libri, sapendo che la
corrente del mare li avrebbe portati lungo le coste albanesi, così da essere raccolti da
quella gente. Tutto avveniva perché, in Albania, il regime Comunista di quel tempo
aveva chiuso tutti i luoghi di culto e aveva scatenato una campagna di persecuzione
senza precedenti; molti fratelli erano stati arrestati, battuti, uccisi.
In questo modo, per paura o per convinzione, l’ateismo si diffondeva in tutto quel
Paese, e tutte quelle copie di Bibbie e letteratura cristiana che cadevano nelle mani
della Polizia, venivano disprezzate e distrutte. Ora, il Signore non perde di vista
coloro che sprezzano la Sua Parola, per cui abbiamo assistito – in questi anni – ad un
pauroso declino sociale ed economico di quella Nazione.
Eppure, in quei giorni, nonostante i pericoli, avevamo il cuore ripieno di entusiasmo,
di gioia e di coraggio.
Una sera, ricordo che vi fu una grave difficoltà all’imbarco, a Brindisi.
Ognuno di noi aveva con se più di 6 o 7 valigie piene di libri, quintali e quintali da
caricare sul traghetto, ma vi fu un intoppo.
Ricordo che il fratello LAISO era molto nervoso, ma sua moglie Ruth gli si rivolse
con dolcezza e lo calmò con queste esatte parole: “Perché non fai tuo Romani 8: 28?
Tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio.” Poco dopo riuscimmo a
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salire a bordo tutte quelle valigie, sotto gli occhi increduli della gente che stava a
guardare.
Il Signore è meraviglioso e fedele.
Sono ricordi molto belli per me, ricordi di grandi benedizioni e di vittorie, come
quando il Signore mi spinse verso il Nord-Europa.
Un giorno mi ritrovai in Belgio, in una riunione di preghiera dove c’erano anche dei
fratelli del Sud Africa; uno di questi fratelli si chiamava John VAN BAICH, il quale
non sapeva parlare nemmeno una sola parola in Italiano eppure, improvvisamente, lo
Spirito Santo scese fra noi e, per sua bocca, Dio parlò nella mia madre Lingua
dicendo: “Io ti benedirò in ogni tempo!”.
Ancora oggi, dopo più di trenta anni, quelle parole sono custodite nel mio cuore.
Il Signore mi ha sospinto anche verso l’Europa del Nord-Ovest, precisamente verso
l’Inghilterra dove abbiamo avuto una buona comunione con i fratelli giamaicani e
con alcuni fratelli inglesi, fra cui il fratello Roberto FOOKS, un ebreo convertito e
suggellato con lo Spirito Santo.
Per cagione di lui ho conosciuto il Pastore EDLAM, un uomo di colore, che aveva
una chiesa molto benedetta. Le benedizioni che ho avuto in questa chiesa sono state
davvero meravigliose e ho potuto comprendere che la presenza di Dio è ovunque Egli
venga ricercato con tutto il cuore, senza distinzione di razze e del colore della pelle.
In quei tempi il Signore fece in me un potente miracolo infatti, proprio nell’Opera del
fratello EDLAM, il Signore mi prese in “lingue” in modo glorioso.
Dovete sapere che il fratello FOOKS non era molto veloce nel fare la traduzione
dall’Italiano all’Inglese così, mentre predicavo e lo Spirito era un “fuoco” dentro di
me, ero costretto a rallentare notevolmente per attendere la traduzione in Inglese del
fratello. Il mio cuore bruciava per l’impeto quando, improvvisamente, lo Spirito
Santo mi prese in “lingue” e parlai in Inglese non so per quanto tempo. Io stesso non
ho capito nulla di quello che ho detto, ma mi sono accorto che tutta la chiesa aveva
cominciato a lodare il Signore con potenza, mentre il fratello FOOKS mi guardava
negli occhi cercando di comprendere il “fiume” di parole che usciva dalle mie labbra.
Un vero e proprio terremoto spirituale stava scuotendo quella comunità e nessuno riusciva più a
contenersi e pure il tempo aveva perso la sua importanza, nessuno ebbe riguardo al proprio orologio
e quel culto finì ben oltre la mezzanotte, come tutti gli altri, del resto.
Fu proprio durante uno di questi giorni che un fratello della comunità del fratello EDLAM,
viaggiando in metropolitana a Londra, disse ad un uomo che aveva notato leggere la Bibbia:
- “…intendi quello che stai leggendo?”
- Quell’uomo, un po’ sorpreso gli rispose: “…faccio del mio meglio, ma cerco
di pervenire alla realtà, secondo ciò che trovo scritto”;
- il fratello subito replicò: “…perché non vieni ad ascoltare la Parola di Dio
nella nostra chiesa? Sai, c’è un predicatore che viene dalla Sicilia e, ogni sera,
riceviamo grandi benedizioni”.
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Quell’uomo promise di venire e venne davvero al culto. Io non sapevo nulla di
quanto era avvenuto, ma Dio mi usava in modo stupendo e peculiare e i frutti dello
Spirito Santo erano evidenti.
Alla fine del culto, dopo che ebbi predicato, qualcuno che non avevo mai visto venne
da me, era proprio quell’uomo che mi volle parlare e volle fissare un appuntamento,
cosa che facemmo per l’indomani a casa del fratello EDLAM, dove ero ospitato con
grande amore; il quartiere londinese era quello di Wimbledon.
Quell’uomo fu puntuale e, già alle otto del mattino, eravamo tutti in preghiera. Ci
inginocchiammo e ciascuno pregò nella propria madre-Lingua; furono momenti di
così grande comunione che nessuno voleva interrompere più quella riunione.
Eravamo in un’estasi meravigliosa perché cercavamo il Signore con tutto il cuore,
senza pensare a niente e nessuno; la Gloria di Dio era palpabile, tanto che pensai fra
me che quella riunione potesse essere proprio un “avangusto” dell’eternità.
Stavamo ancora davanti alla presenza di Dio, quando lo Spirito Santo mi prese
nuovamente in “lingue”; un fiume di parole che non comprendevo, anche se mi resi
conto di non aver mai parlato così. Il Nome del Signore era magnificato e glorificato
con lode e con una adorazione pregnata d’amore e di fuoco, quando Iddio mi parlò
chiaramente nello spirito, dicendo:
- “Prendi il tuo denaro e dallo all’uomo che è venuto qui a pregare!”
- “Va bene”, dissi, ma avevo posto la mente a una mezza Sterlina d’argento che
avrei voluto portare con me, per ricordo, però il Signore mi mostrò in visione
che avrei dovuto dare tutto, anche quella moneta.
La fedeltà di Dio è meravigliosa, infatti Egli confermò la “cosa”, mostrando la Sua
Volontà anche ad un prezioso fratello che mi accompagnava, un diacono della Chiesa
di Palermo, andato ormai col Signore.
Finita la preghiera, mentre ci stavamo salutando l’un l’altro, secondo l’educazione
spirituale ricevuta da Dio, quell’uomo ci disse:
- “Vorrei dirvi il perché ho chiesto questo appuntamento con voi e di venire qui
a pregare, voi non sapete nulla di me, ma io sono un Gesuita Cattolico
Romano, anche se oggi non porto il mio abito. Da qualche tempo ho avuto in
cuore di leggere la Bibbia e ho notato il pauroso dislivello che c’è fra la
dottrina della Chiesa Romana e la Parola di Dio. Ho chiesto chiarimenti al
mio Vescovo su alcuni passi, ma egli rimandava ogni spiegazione, dicendo che
<noi dovevamo credere alle linee della dottrina Romana e dovevamo ubbidire
senza troppe domande>. Leggevo la Bibbia e continuavo a chiedere
spiegazioni al Vescovo, ma ricevevo sempre la solita risposta; sono stato pure
chiamato a rendere conto delle mie stesse domande e mi fu detto anche <…la
Chiesa è quella che impartisce la dottrina e non si può attingere direttamente
dalla Bibbia>. Pensate che mi avevano preparato anche un processo, ma
proprio quella mattina pregai e poi lessi la Parola di Dio in un passo che lo
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Spirito Santo mi mostrò <…non dare ciò che è santo ai cani e non gettate le
vostre perle davanti ai porci>. Quando fui chiamato mi dissero che dovevo
ritrattare le mie convinzioni, altrimenti sarei stato cacciato dalla Chiesa
Cattolica Romana. A quella richiesta risposi loro, proprio come il Signore mi
aveva mostrato: <…non dare ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre
perle davanti ai porci>. Il Vescovo, tutto infuriato, mi disse subito: <…sono un
cane io?> e gli altri <…siamo dei porci dunque?>. Fu così che fui cacciato
fuori e, tutt’ora, sono in attesa del loro giudizio, così – mentre stavo
ritornando da quel processo – un giovane figlio di Dio mi ha invitato nella
metropolitana a frequentare le vostre riunioni di culto e, quando sono venuto e
ho ascoltato la voce di questo predicatore, ho compreso che il Signore voleva
dirmi qualcosa e mi sono sentito attratto dalla Sua Voce. Per questo motivo ho
chiesto questo appuntamento, poiché mi sentivo misteriosamente spinto,
consapevole che qualcosa doveva accadere e qualcosa di meraviglioso è
avvenuto; questo fratello (indicando proprio me) ha parlato, in preghiera,
nella mia madre-Lingua, il Nord-Vietnamita, e mi ha detto: <…lascia oggi la
Chiesa di Roma e vai nella tua Nazione e porta il Mio Nome ai tuoi fratelli>”.
Quando sentimmo queste sue parole, ci abbracciammo e – consapevoli di fare la
Volontà del Signore – gli consegnammo, felici, tutto il nostro denaro, affinché in
quello stesso giorno – tramite l’ambasciata francese - potesse ritornare nella Sua
Patria per annunciare la Salvezza del Signore Gesù Cristo a quella Nazione.
Dio sia lodato, anche per questa meravigliosa esperienza.
In questi ultimi anni mi sono trovato in Brasile dove ho fatto altre esperienze.
Un giorno, trovandomi nella nostra casa di missione a San Paolo, mi accingevo a
dormire, dopo che, con alcuni fratelli, ero ritornato da Servire il Signore.
Non avevo ancora preso sonno, quando vidi un Angelo di Dio che si fermò, fra cielo
e terra, sopra di me e cominciò a dire: “Il Signore è il mio Pastore e nulla mi
mancherà; Egli mi fa giacere in verdeggianti paschi e mi guida lungo le acque chete;
Egli mi ristora l’anima per amore del Suo Nome”.
A quella voce balzai dal letto perché, come ho detto, non dormivo ancora, così mi
inginocchiai e, mentre l’angelo si taceva, io cominciai a gridare con gioia e
riconoscenza: “Quant’unque camminassi nella valle dell’ombra della morte, non
temerei male alcuno poiché tu, Signore, sei con me. La Tua bacchetta e la Tua verga
mi consolano; Tu apparecchi davanti a me la mensa al cospetto dei miei nemici. Tu
ungi il mio capo con olio, la mia coppa trabocca; per certo beni e benignità mi
accompagneranno per tutti i giorni della mia vita e io abiterò nella Casa del Signore
per lunghi giorniiii”.
Anche la mia voce risuonò meravigliosamente a lungo dinanzi al Signore e, ripieno di
gioia e di fresca unzione, balzai subito sul letto addormentandomi subito.
Quella fu una esperienza davvero meravigliosa!!
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LE CONFERENZE
In tutti questi anni, l’opera – benché combattuta e oppressa anche da elementi che si
trovavano fra noi – è andata avanti e, ogni anno, il Signore ha permesso una
occasione di particolare benedizione, quale appunto sono state le Conferenze
Internazionali.
Come spesso ho ricordato, la Conferenza non è solo un’occasione per condividere coi
fratelli di altri Paesi le esperienze vissute seguendo l’Evangelo e non si tratta solo di
officiare dei servizi di culto o di fare dei seminari; ma la Conferenza ha sempre
rappresentato un periodo in cui il Signore ha toccato il cuore del Suo Popolo, in cui
ognuno si è umiliato dinanzi all’Onnipotente ricevendo perdono, guarigione, unzione,
battesimi con lo Spirito Santo. Il Signore si è sempre manifestato mettendo “fame
spirituale” nei cuori, parlando loro attraverso i Suoi Profeti, rivelando peccati
nascosti e fortificando la Fede.
Grandi sono stati i benefici che tutto il Popolo ha potuto ricevere dall’Eterno e, per
questo motivo, sono grato a Dio. Lo ringrazio per aver conosciuto uomini davvero
Unti di Spirito Santo, come lo è il Profeta Walter FRISBY che conosco da moltissimi
anni e che, per la Sua fedeltà verso Dio, per la sua consacrazione e per la sua lealtà
nei miei confronti, posso davvero considerare “mio amico”.
Egli ha incoraggiato tutta l’opera e ha mostrato a tutti cosa voglia dire essere uomini
al Servizio del Signore; cosa voglia dire essere umili e ripieni di Spirito Santo.
Per la sua bocca, il Signore stesso ha rivelato grandi eventi in tutto il mondo e, da
ultimo, ha pure rivelato che molti hanno desiderato perfino la mia morte e, tra questi,
uno in particolare ne è emerso, superando gli altri.
Questo malefico e diabolico anelito è stato annullato dal Signore, poiché Egli ha
tramutato queste maledizioni in benedizioni e così, grazie a Dio, io sono rimasto
ancora forte in piedi nelle vie del Signore, ma essi sono caduti miseramente.
Ricordo con tenerezza l’invito di andare in Sud Africa che molto tempo fa, molti anni
addietro, ricevetti dal fratello PRINSLOO.
In quella lontana terra sono stato testimone di meravigliose esperienze col Signore:
guarigioni, battesimi con lo Spirito Santo, potenti operazioni, profezie, canti
meravigliosi ed una eccezionale comunione in Spirito fra tutti i fratelli.
In uno di questi viaggi in Sud Africa, avvenne che stavo sonnecchiando in aereo,
dove ero seduto vicino ad uno dei finestrini. Improvvisamente, mentre l’aereo
viaggiava ad una altezza di oltre 10.000 metri, vidi fuori la faccia di un grande angelo
di Dio che stava volando proprio accanto.
Ricordo il suo sguardo che, intensamente, era su di me; i suoi occhi erano belli come
il sole ed egli mi gridò con autorità: “…ti rimando in Italia”. Quelle parole furono di
grande conforto per me e nel mio cuore vi fu subito pace, poiché seppi divinamente
che quel viaggio sarebbe stato compiuto in tutta sicurezza. Del resto, comprenderete
come la tecnica aeronautica, rispetto a viaggi così lunghi che rasentavano le 24 ore,
non era poi tanto avanzata, per cui i viaggi lunghi erano sempre un vero e proprio
“punto interrogativo”.
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In Sud Africa il Signore mi usò potentemente; ricordo che, in una riunione, ero
seduto insieme a tutti gli “uomini di Dio” e, ad un certo punto, fu fatto un appello per
i giovani e fu chiesto loro di accostarsi al pulpito. Molti di essi si avvicinarono,
mentre pensavo alla meravigliosa scena che avrei visto, dato che mi attendevo la
preghiera “unta” di quegli uomini di Dio; così mi aggiustai nella sedia e attendevo,
ma ecco che – in modo del tutto inaspettato – una mano sicura mi toccò ed io,
guardando verso l’alto, vidi proprio il fratello PRINSLOO che in Lingua Sud-
Africana mi disse: “…scendi ora e vai a pregare sopra questi giovani”.
- “Sono fritto”, dissi fra me, ma fu solo un attimo, poiché sentii la contro-reazione
dello Spirito Santo e, così, scesi nel loro mezzo e non capii più nulla.
Ricordo solo che ho pregato, ma la potenza del Signore fu subito eccezionale talché
mi ritrovai in estasi, mentre un fiume di parole in Lingua straniera usciva dalla mia
bocca; ad un tratto le mie mani si aprirono per toccare i capi di quei ragazzi e lo
Spirito Santo discese su tutta quella “marea” di gente.
Quella sera furono battezzati ben 27 giovani ma non fu tutto, perché mi fu detto di
pregare pure sui malati, uomini e donne.
Ora, chi mi conosce sa che, fisicamente, sono un uomo piccolino e quella gente era
alta per me, alcuni raggiungevano anche i due metri e anche le donne erano alte;
alcune di esse avevano delle varici spaventose alle gambe, così non mi persi d’animo
e, nel Nome di Gesù, mi avventai sul maligno e mi abbassai per ungere quelle gambe;
quando le toccai, sentii che il gonfiore delle varici si riduceva vistosamente fra le mie
mani, proprio come succede ad una camera d’aria quando si buca con un chiodo.
Quella sera vidi delle persone che non potevano nemmeno stare in piedi, né
camminare, ma dopo che il Signore li toccò cominciarono a saltare come dei bambini.
Quei momenti sono vivi nella mia mente come nel cuore e non potranno mai più
essere cancellati. Anche per questo ringrazio il mio Dio.
In uno di questi viaggi, il Signore mi disse che “non avrei dovuto avere mai paura e
che sarei dovuto andare avanti senza riguardare all’odio del diavolo”.
Fu proprio così; infatti - al mio rientro in Italia - qualcuno venne da me confessando
che aveva comprato una pistola per uccidermi, ma non aveva mai potuto usarla
contro di me perché mi disse: “ogni volta che mi appostavo per spararti, tu eri
sempre in compagnia di alcune persone che avevano grande autorità; chi erano
queste persone?”
Cari lettori, erano gli angeli del Signore che mi proteggevano e mi scortavano.
Così, quell’uomo mi consegnò quella pistola, comprata per uccidermi, e mi disse:
- “…non posso farlo, non posso ucciderti perché il Signore mi ha convinto che
tu sei un Uomo di Dio! Prendi questa pistola e distruggila.”
- “Io no! Tu l’hai comprata e tu la distruggerai!”, gli risposi.
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Dio è davvero grande e meraviglioso; sarebbe molto lungo, cari lettori, continuare a
raccontare le meraviglie del Signore, anche se è sempre piacevole ripercorrere tutti
questi anni di santo servizio.
Sono convinto che Egli continuerà ancora a benedire e a farci esperimentare ulteriori
meravigliose vicissitudini.
Dio vi benedica e vi dia modo di seguirLo fedelmente e in santità. Per questo voglio
lasciarvi con una frase biblica che non mi ha mai abbandonato; la Parola di Dio che
dice: “SiateMi santi, poiché Io sono Santo, dice il Signore”.
Pace del Signore Gesù.
FINE

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