Il Regno di Dio

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Il Regno di Dio

Messaggio  Ospite il Dom 25 Gen 2009 - 15:55

IL REGNO DI DIO
(Il mio Regno non è di questo mondo)

Caro lettore, desidero porgerti innanzitutto un affettuoso saluto di ogni bene e di pace, certo che tutta la benignità del nostro Dio riposa fedelmente su coloro che Lo amano e Lo temono.
In questo articolo tratterò di un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che il Signore mi ha messo davanti pochi giorni or sono. In particolare parlerò di un aspetto del “Regno di Dio”: Giovanni 18: 36
Gesù rispose: Il mio Regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perch'io non fossi dato in man de' Giudei; ma ora il mio Regno non è di qui.
Gesù si trovava davanti a Pilato, cioè quel console romano che avrebbe voluto salvarGli la vita, benché i Giudei fossero accaniti a richiederne la morte accusando quell’uomo mite di bestemmia, per aver detto di “essere il figlio di Dio”.
Pilato fu confuso, non pavido, perchè quell’incontro divino lo mise in grande travaglio spirituale. La maestà di Dio traspariva in modo palpabile da Gesù, mentre tutte le “divine” certezze di Pilato su Cesare stavano per venir meno. Egli fu assalito da mille dubbi e dal reale timore di “colpire” il figlio di Dio. Del resto, “perché mai i Giudei non volevano macchiarsi le mani con il sangue di quell’innocente?”
In quel momento di grande sofferenza, egli chiese a Gesù: Giovanni 18: 37
Allora Pilato gli disse: Ma dunque, sei Tu re?
Gesù rispose: Tu lo dici; Io sono Re; Io sono nato per questo, e per questo son venuto nel mondo, per testimoniare della verità.
Gesù affermò in quel momento che Egli era Re, ma di nessun regno terreno (il mio Regno non è di questo mondo) ; inoltre si premurò di coinvolgere in questa gloriosa realtà, non solo le miriadi di angeli che lo onorano, ma altresì tutti gli uomini che l’avrebbero seguito con fedeltà, dicendo: “… se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perch'Io non fossi dato in man de' Giudei; ma ora il mio regno non è di qui”.
Potremo mai comprendere il gran sussulto che si verificò nel cuore di Pilato? Potremo mai comprendere i suoi dubbi?
Com’era possibile che quel Gesù avrebbe potuto contendere con Roma, in modo ancor più incisivo e determinante dei “ribelli” Giudei?
Pilato non seppe rispondere a queste domande, forse non lo volle; oggi, però, lo Spirito Santo vuol chiarire un aspetto spirituale molto importante proprio dalle parole di Gesù, cioè: “il rapporto che esiste fra la Sposa e la Politica ”, o ancora: “il rapporto fra il Regno di Dio e il governo di questo mondo?”
E’ chiaro che ogni uomo è sottoposto alla Volontà del Signore, perché Egli fa sorgere Re e Regni e li fa tramontare, tutto è in mano Sua! Eppure Egli afferma ancor oggi: “il mio regno non è di qui”.
Non si tratta di una contraddizione concettuale, ma di una chiara indicazione per coloro che sono stati salvati per la Sua Grazia e che anelano a vivere con Lui per l’eternità.
“Iddio, benché dispieghi su tutta la terra la benevolente Sua guida e i Regni siano fortificati o abbattuti secondo il Suo pensiero, ha disposto che la Sposa e coloro che son chiamati ad edificarla, non appartengano alla secolarità della Politica”.
Dio non vuole che i Suoi figli rimangano contaminati dal “terrestre”, ma che intercedano, semmai, presso di Lui affinché il mondo riceva guida, pace e benedizione.
In questo modo, il buon governo non risiede nelle Segreterie politiche o nelle stanze dei Ministri, ma presso il Trono di Dio: I Timoteo 2: 1-4
Io esorto dunque, prima d'ogni altra cosa, che si facciano supplicazioni, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo menare una vita tranquilla e quieta, in ogni pietà e onestà. Questo è buono e accettevole nel cospetto di Dio, nostro Salvatore..
Pregare per i Re è buono, dice il Signore, ricordandoci nello stesso tempo che il nostro Regno non appartiene a quello “effimero” del mondo, ma a quello “eterno” del cielo: Ebrei 13: 14
Poiché non abbiamo qui una città stabile, ma cerchiamo quella futura…
Vi prego di non fraintendere ciò che sto dicendo, perché dobbiamo ubbidire alle leggi terrene, dunque dobbiamo esercitare i nostri diritti civili, ma dobbiamo osservare la distinzione che Cristo fece, cioè “dare a Cesare quel che appartiene a Cesare”, e “dare a Dio, quel che appartiene a Dio”, senza mischiare le due cose, come non si possono mischiare le due facce di una medesima moneta.
Chiediamo a Dio che ci guidi nell’eleggere i nostri rappresentanti politici, e preghiamo il Signore per la loro opera, ma rendiamoci liberi dalla Politica.
Per quale Regno ci stiamo affaticando, dunque?
Di quale Regno noi stessi siamo ministri?
Daniele 2: 44
E al tempo di questi re, l'Iddio del cielo farà sorgere un Regno che non sarà mai distrutto, e che non passerà sotto la dominazione d'un altro popolo…esso sussisterà in perpetuo.
Auspico con tutto il mio cuore che Esso ti appartenga in eterno. Amen.

SdD

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