Mercoledì 3 dicembre 2008 Dio mi pesi con la bilancia di giustizia e riconoscerà la mia perfezione.

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Mercoledì 3 dicembre 2008 Dio mi pesi con la bilancia di giustizia e riconoscerà la mia perfezione.

Messaggio  angelo picone il Mer 3 Dic 2008 - 7:43

Mercoledì 3 dicembre 2008 Dio mi pesi con la bilancia di giustizia e riconoscerà la mia perfezione. Tu sei stato pesato con la bilancia e sei stato trovato mancante. Giobbe 31:6 - Daniele 5:27 Pesato sulla bilancia divina In una tomba della valle dei Re in Egitto, si può vedere un lungo affresco rappresentante il defunto che arriva nell'aldilà. Lì incontra il dio Osiride che porta una bilancia con la quale sarà pesata la sua anima. Secondo il peso, il defunto sarà convogliato nel soggiorno degli dei, pieno di fiori e d'uccelli, o precipitato in uno stagno infestato di coccodrilli. Ancora oggi è corrente questo ragionamento: Dio metterà sulla sua bilancia il bene e il male commessi da ogni uomo e ne determinerà il destino secondo come si sposterà l'ago della bilancia stessa. Ognuno spera che il bene peserà più del male e che alla fine andrà tutto bene. Ragionamento corrente, ma falso. Giobbe, il personaggio biblico che ha chiesto di essere pesato sulla bilancia di giustizia di Dio, dopo aver fatto un esame di coscienza, dichiara: Non ho mai rubato né frodato; non ho mai commesso adulterio. Ho difeso i diritti dei deboli. Non sono stato egoista, ho saputo spartire con gli altri... Mille buoni motivi per chiedere di essere pesato sulla bilancia di giustizia!
Ma Dio gli fa vedere la sua follia. Giustificarsi davanti a Lui? Che incoscienza, che ignoranza nei confronti di se stesso, e che ignoranza riguardo a Dio!
Abbandonate l'illusione di vedere il piatto della bilancia di Dio abbassarsi dalla buona parte, se voi vi foste pesati. La constatazione sarebbe la stessa per tutti: "mancante di peso". Allora, credete a Dio; accettate quello che Dio vi dice di voi stessi; ma accettate anche la salvezza gratuita che vi offre per la fede nel suo Figlio Gesù Cristo.
(Dio mi pesi con bilancia giusta e riconoscerà la mia integrità), se i miei passi hanno deviato dalla retta via, se il mio cuore è andato dietro ai miei occhi, se qualche sozzura mi si è attaccata alle mani, che io semini e un altro mangi, e quanto è cresciuto nei miei campi sia sradicato! Se il mio cuore si è lasciato sedurre da una donna, se ho spiato la porta del mio prossimo, che mia moglie giri la macina a un altro, e che altri abusino di lei! Poiché quella sarebbe una scelleratezza, un misfatto punito dai giudici, un fuoco che consuma fino a perdizione, e che avrebbe distrutto fin dalle radici ogni mia fortuna. Se ho disconosciuto il diritto del mio servo e della mia serva, quando erano in lite con me, che farei quando Dio si alzasse per giudicarmi, e che risponderei quando mi esaminasse? Chi fece me nel grembo di mia madre non fece anche lui? Non ci ha formati nel grembo materno uno stesso Dio? Se ho rifiutato ai poveri quanto desideravano, se ho fatto languire gli occhi della vedova, se ho mangiato da solo il mio pezzo di pane senza che l' orfano ne mangiasse la sua parte, io che fin da giovane l' ho allevato come un padre, io che fin dal grembo di mia madre sono stato guida alla vedova, se ho visto uno soffrire per mancanza di vesti o il povero senza una coperta, se non mi hanno benedetto i suoi fianchi, ed egli non si è riscaldato con la lana dei miei agnelli, se ho alzato la mano contro l' orfano perché mi sapevo sostenuto alla porta della città, che la mia spalla si stacchi dalla sua giuntura, il mio braccio si spezzi e cada! In effetti mi spaventava il castigo di Dio, ero trattenuto dalla maestà di lui. Se ho riposto la mia fiducia nell' oro, se all' oro fino ho detto: "Tu sei la mia speranza", se mi sono rallegrato che le mie ricchezze fossero grandi e la mia mano avesse molto accumulato, se, contemplando il sole che risplendeva e la luna che procedeva lucente nella sua corsa, il mio cuore, in segreto, si è lasciato sedurre e la mia bocca ha posato un bacio sulla mano (misfatto anche questo punito dai giudici, perché avrei difatti rinnegato il Dio che sta lassù), se mi sono rallegrato della sciagura del mio nemico e ho esultato quando gli è piombata la sventura (io che non ho permesso alle mie labbra di peccare chiedendo la sua morte con imprecazione), se la gente della mia tenda non ha detto: "Chi è che non si sia saziato della carne delle sue bestie?" (Lo straniero non passava la notte fuori; le mie porte erano aperte al viandante), se, come fanno gli uomini, ho coperto i miei errori celando nel petto la mia iniquità, perché avevo paura della folla e del disprezzo delle famiglie, al punto da starmene tranquillo e non uscir di casa... Oh, avessi pure chi m' ascoltasse! Ecco qua la mia firma! L' Onnipotente mi risponda! Scriva l' avversario mio la sua querela e io la porterò attaccata alla mia spalla, me la cingerò come un diadema. Gli renderò conto di tutti i miei passi, a lui mi avvicinerò come un principe! Se la mia terra mi grida contro, se tutti i suoi solchi piangono, se ne ho mangiato il frutto senza pagarla, se ho fatto sospirare chi la coltivava, che invece di grano mi nascano spine, invece d' orzo mi crescano zizzanie!» Avviso di Aggiornamenti nel Sito

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