TESTIMONIANZA del Pastore Antonino Giovanni Chinnici

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TESTIMONIANZA del Pastore Antonino Giovanni Chinnici

Messaggio  Lieto Annuncio il Dom 30 Nov 2008 - 20:52


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TESTIMONIANZA del Pastore Antonino Giovanni Chinnici

Messaggio  Ospite il Dom 30 Nov 2008 - 20:55

Testimonianza del Pastore Generale Antonino Giovanni Chinnici della Chiesa Cristiana
Evangelica di Palermo di come il Signore Gesù Cristo gli affidò 53 anni fa circa
l'attuale Ministero Spirituale

UN POPOLO PER CRISTO

Il Signore una notte di più di 50 anni fa in Piemonte dove lavoravo, mentre dormivo, mi diede
una visione:
“Davanti a me vidi un gregge enorme che mi stava camminando innanzi. Le pecore erano tante,
tantissime e, sono convinto che solo il Signore ne poté conoscere il numero
Erano pecore grasse con la lana bianchissima, lunga fino a toccare terra, e pettinata; inoltre
erano disposte in modo così ordinato che le loro teste nemmeno si vedevano; quel che si vedeva era
solo tutto questo “mare” di lana bianchissima in marcia, mentre si udiva il rumore dei loro zoccoli.
Ad un certo punto, alla mia destra scoprii un giovane angelo, sui trent’anni, il quale aveva un
volto dolcemente abbronzato con gli occhi stupendi e folgoranti come la luce del sole nella sua
forza, mentre i suoi capelli erano riccioli d’oro e sul suo capo notai fiamme magnifiche d’un fuoco
vivo.
Alla mia sinistra, invece, notai un uomo vestito con pelli di cammello che aveva un
atteggiamento che mi portò subito alla mente Giovanni Battista, così descritto nella Parola di Dio;
e mentre vedevo tutto ciò quelle pecore continuavano imperterrite a salire per un monte…a
salire…a salire…a salire.
Guardando ancora quelle pecore, ammirai il loro modo di scavalcare le guglie rocciose, i roveti
e i burroni, passando senza che nessuna di esse perdesse il passo.
Tutti, salivamo tutti; io, quei due personaggi che mi accompagnavano senza mai lasciarmi e
tutte quelle pecore, mentre pensavo all’onore che avevo ricevuto nel vedere tutte queste cose.
Cari amici, è successo proprio quello che la Scrittura dice: “Le cose che non salirono mai nel
cuore di un uomo, che orecchio mai udì e occhio mai vide, sono appunto queste le cose che Iddio
ha preparato a coloro che Egli ama.”
Quando arrivammo sulla cima di quella immensa montagna, dinanzi a noi si aprì una valle i cui
confini giungevano fino ai piedi di un altro monte spaventevole; una Roccia grandissima, un’unica
pietra.
Mi accorsi allora che era proprio quella Roccia ad attirare le pecore, come se queste fossero
state telecomandate per recarsi verso di essa.
Tutte le pecore venivano attirate dall’ombra creata da quella Roccia.
Mi meravigliai grandemente nel vedere tutto ciò e fui davvero “toccato” dalla marcia di quel
grande gregge, così volli interrogare il Signore ed Egli nella sua infinita bontà, sempre in visione,
mi aprì gli occhi dello Spirito e allora io vidi il Signore che mi mostrava il loro interno.
Vidi che la loro forza proveniva dal loro intimo ed ebbi la cognizione che nessun ostacolo
avrebbe potuto mai fermarle, né scoraggiarle nel loro intento”.
Ciò, cari lettori, mi succede ancora oggi, con le pecore che Egli mi ha affidato.

LA VIA DEL RIENTRO IN SICILIA

Un giorno, quando il tempo deciso dal Signore fu maturo, Egli mi parlò e mi disse:
- “Và, Io sarò con te e ti mostrerò ciò che le Mie mani faranno!”
Così, un po’ convinto e un po’ preso dalla nostalgia per la mia terra, volli capire cosa fare; se
cioè tornare definitivamente in Sicilia, oppure dimorarvi solo per poco tempo e poi rientrare in
Piemonte.
Non passò molto tempo e il Signore mi fece comprendere che “i Suoi pensieri non sono i nostri
pensieri”.
Capii che il Signore và preso per quella che è la Sua Parola; Egli voleva un’Opera in Sicilia e
nessuno avrebbe dovuto, o potuto, contrastarLo.
Cari lettori, lasciai quei luoghi dove avevo conosciuto il rispetto della gente e dei compagni di
lavoro; quei luoghi dove avevo incontrato il Signore e dove avevo imparato ad ubbidirLo e, così,
tornai in Sicilia, a Belmonte Mezzagno.
Nella mia Patria natia avrei dovuto lavorare per la mia famiglia, ma anche e, soprattutto, per
l’Opera di Dio che mi era stata comandata di fare.
Cominciai ad agire in questo modo: “alle quattro del mattino, fino a mezzogiorno, lavoravo per
la mia famiglia a Belmonte, poi subito a casa per lavarmi e prendere un boccone e via di corsa a
prendere l’autobus per Palermo dove, dalle 13 fino a sera, evangelizzavo la gente per strada,
portando loro la Parola di Dio”.
L’Evangelo bruciava dentro il mio cuore, per cui non mi vergognavo del Signore e parlavo di
Lui ovunque, del resto come ho sempre fatto fino ad oggi.
Il Signore, nella Sua infinita Misericordia, mi ha dato sempre modo di onorarLo, per cui potrei
raccontare tanti episodi legati alla vita che conducevo, ma non vorrei dilungarmi; voglio però
raccontarvi di una notte quando, mentre stavo riposando, la Sua Voce mi fu indirizzata così:
“…l’Ottavo giorno del quinto mese…”. Mi svegliai nella notte e mi chiesi cosa significassero
quelle parole, ma non capii se non proprio il significato letterale di quella frase, nient’altro.
Passarono i mesi e, memore di quelle parole, non smisi di pregare fin quando, trascorsi i mesi di
gennaio, febbraio, marzo, aprile e maggio, proprio l’8 maggio chiesi al Signore:- “Signore, è l’8
maggio, cosa vuoi fare?”Non udii alcuna risposta ma, in quel periodo, il piccolo gruppo di 14
persone che Iddio aveva già chiamato, aveva trovato ospitalità; il Signore aveva liberato quelle
persone da spiriti infernali e le aveva guarite da mali gravissimi.
A Palermo, però, fummo vittime di una guerra, tanto accanita quanto insensata, scagliataci –
con nostra grande meraviglia – dai gruppi evangelici che erano già presenti in città.
Ricordo che, perfino un certo Pastore di una Comunità, in cui mi era stato consentito di
predicare con potente Unzione, si scagliò contro di noi; eppure molte anime erano venute a Cristo
in quelle occasioni.
Voglia Iddio avere misericordia di coloro che ci hanno fatto tanto male quando, un giorno, si
troveranno a “tu per tu” con il Giudice dei vivi e dei morti.
In quel lontano tempo non ebbero timore di Dio e, addirittura, mandarono della gente per
infiltrarsi nei culti allo scopo di potermi, in qualche modo, ostacolare.
Ricordo che, un giorno, due di questi cosiddetti “fratelli” vennero al culto, nel nostro piccolo
locale e, quando alzammo le mani al Signore e il fuoco dello Spirito cadde sopra noi e loro,
proprio essi caddero per terra fra i banchi, e cominciarono a contorcersi come rettili gridando
pietà. Furono loro stessi a confessare, alla fine di quella potenza divina, che la loro “missione”
avrebbe dovuto portarci dello scompiglio, beffe e contrasto ma, cari lettori, dovettero arrendersi
alla Gloria di Dio che videro coi loro occhi, non solo. Appena questa novella si sparse per la città,
il Signore cominciò ad operare, a battezzare con lo Spirito Santo e a guarire e chiamare gente ai
Suoi piedi.
Ricordo che la sera del primo culto che tenemmo a Palermo nella nostra comunità di via Libertà
n° 90, al piano terreno, fu proprio l’8 maggio, ossia “l’ottavo giorno del quinto mese”. Quella sera
il fuoco di Dio cadde sopra di noi, battezzando subito due ragazze, mentre in città la persecuzione
era scagliata contro l’Opera; anche il padrone di quel locale che ci riceveva con un sorriso,
nell’animo aveva molto rancore perché non approvava il nostro modo di lodare il Signore, infatti
avevamo una santa allegrezza nel cuore e cantavamo con Unzione, lodavamo Dio con un
irrefrenabile fuoco di Spirito Santo e la Luce dell’Eterno era nei nostri volti.
La gente che veniva al culto trovava la faccia di Dio come, un giorno, accadde a due uomini che
erano venuti per pregare. Chiesi loro quale bisogno avessero e dal loro: “Dio sa!”, compresi che
una grave afflizione albergava nel loro cuore.
Ci inginocchiammo per pregare e il Signore mi mostrò un laghetto d’acqua con una macchia
nera che, man mano, si rimpiccioliva e andava scomparendo.
Continuammo a pregare ancora quando, ad un tratto, non potei contenermi e dissi:- “fratelli,
non so quale sia la vostra richiesta a Dio, ma il Signore mi annuncia una guarigione”. Uno di loro
cominciò a piangere a dirotto e gridò: “figlia mia, figlia mia”. Solo dopo, seppi che quell’uomo era
venuto per pregare in favore di una sua figliola afflitta da un tumore alla testa.
Cari lettori, quella donna ancora oggi è viva!!
Il Signore fece esattamente come aveva preannunciato e la guarì.
E’ viva, dicevo, ha una famiglia e conduce una vita tranquilla, Gloria sia al Nome del Signore.
Negli anni in cui, a Palermo, avevamo un piccolo locale in vicolo Ragusi, non avevo
l’automobile per spostarmi e per scendere in città da Belmonte Mezzagno, così alla fine del culto,
dovevo affrettarmi alla Stazione Centrale per prendere l’autobus delle ore 21 per il mio paese.
Spesse volte, però, visto che ero io stesso a rassettare quel piccolo locale alla fine del servizio, si
faceva tardi e correndo poi alla Stazione, succedeva che vedevo partire l’autobus e non riuscivo a
prenderlo, sebbene mi agitassi per cogliere l’attenzione dell’autista. Così, spesse volte, d’Estate e
d’Inverno, sono salito a piedi a Belmonte Mezzagno, fra le campagne, le montagne e al buio,
giungendo a casa verso la mezzanotte; eppure questo mi dava ancor più determinazione perché ero
certo, come lo sono ancora, di servire un Re vero, anzi il Re dei Re, il Signore dei Signori. Ho
servito Cristo e mai l’orgoglio o il protagonismo, anche se mi sono chiesto come mai le anime che
venivano a quei culti benedetti non si meravigliassero che il Pastore, dopo aver predicato, facesse
le pulizie e non si offrissero per dare una mano per lasciare in ordine quel luogo dove pure erano
stati cibati dal Signore. Anziché collaborare, quelle anime – pur felici nello Spirito – parlavano fra
loro in merito alle benedizioni ricevute.
Quegli anni non furono facili, anche perché vicolo Ragusi era diventato, per molti uomini,
un’attrazione di forte richiamo. Dovete sapere che accanto al locale di culto vennero ad abitare
delle donne “di malaffare”. Così, fra le persone che entravano nel vicolo, era difficile distinguere
quelle interessate al Signore da quelle che invece si recavano in quella casa di perdizione. Pensate
che nei pressi c’era pure una caserma di soldati.
Fu un periodo di grande oppressione, anche perché i fratelli non gradivano che le loro mogli o
le loro figlie venissero scambiate per delle prostitute e, così, non le volevano più mandare al culto.
Inoltre, una sera, dopo aver predicato e rassettato la Casa del Signore e dopo essermi cambiato ed
ero pronto per chiudere ed andare alla Stazione a prendere l’autobus, ecco che ad un tratto, dal
terzo piano dov’erano quelle donne, mi fu buttata addosso dell’acqua schifosa, una bacinella piena
di quelle schifezze che potete immaginare. Quel sudiciume mi prese “in pieno”, e mi entrò perfino
dentro la camicia; potete immaginare il mio stato d’animo? Eppure, non proferii alcun verbo,
perché il Signore mi diede forza di manifestare loro la meravigliosa testimonianza di questo
Evangelo che parla d’amore e di comprensione.
Non avevo altro ricambio, così, sporco com’ero, dovetti recarmi alla Stazione Centrale e, in
quello stato, giunsi a casa e pensavo che Palermo mi aveva fatto solo del male, mentre in Piemonte
ero molto stimato come persona, come Servo del Signore e come lavoratore; ma la volontà di Dio è
diversa dalla nostra, non dice Egli: “…i Miei pensieri non sono i vostri pensieri?”
Sono Passati 53 anni circa, ed ancora servo il Signore in questa citta' (Palermo).
Da parecchi anni Dio ci ha provveduto i locali a Palermo di C.le di Lampedusa, 11 e di via Dei
Cantieri, 20 più le diverse comunità dislocate tra Palermo e provincia; infine voglio sottolineare il
servizio che da decenni svolge Radio Evangelica (100.90 MGHZ in FM).
Il popolo che Gesù Cristo mi ha affidato a tutt'oggi annovera migliaia d’anime.
Sì, voglio lodare e ringraziare il Signore per le opere che Egli ha fatto, sì Dio – nella Sua
incomparabile Grazia – è degno di essere lodato. Amen.

Pastore Antonino Giovanni Chinnici

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